Home > Recensioni > The Visitor

Scommessa vinta

“The Visitor” è un film da cinema, di quelli da vedere in sala, capace di sfruttare a pieno la straordinaria capacità evocativa delle immagini e del suono. È un’esperienza sensoriale che lascia allo spettatore il compito di (ri)creare interpretazioni e significati che la pellicola si limita solo a suggerire. Strano a dirsi, però, non è noioso.

Il regista Jukka-Pekka Valkeapää vince la scommessa di affascinare e coinvolgere con un film (quasi) senza dialoghi. La storia è un racconto, a tratti una poesia, che oscilla tra familiarità e mistero. Sono gli occhi di un bambino a guidarci nella narrazione, filtrando tutta la visione attraverso pensieri sottesi e non detti. È questo l’unico punto di vista concesso. La sua presenza ci accompagna in ogni momento e racconta di una vita faticosa ai margini di una foresta crudele e selvaggia, di affetti nascosti e lontani, di un mondo che non aspetta di essere scoperto ma che svela giorno dopo giorno l’irruenza e la forza di cui è capace. È quel cavallo fiero, indomabile, tenuto rinchiuso nella stalla che, una volta liberato, non potrà far altro che disarcionarlo.

La solitudine e l’isolamento del giovane e di sua madre vengono turbati dall’arrivo di uno straniero con un proiettile conficcato nel fianco. Una figura tetra e oscura, avvolta in un lungo impermeabile nero, che esce dalla nebbia come il personaggio di una fiaba d’altri tempi ma che sfugge alla definizione di ruolo: eroe o sua nemesi? La visita inaspettata rivoluziona le abitudini dei due: l’ospite viene curato e accolto in casa fino a prendere il posto lasciato dalla violenza di un padre ora in prigione. La nuova condizione però non durerà a lungo.

Un progetto audace che convince soprattutto per una fotografia evocativa e immaginifica e un sonoro curatissimo, enigmatico e onirico.

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