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Tutto mi parla di te

Da quando il suo compagno è morto improvvisamente, Otto vive in una sorta di continua trance. Pur di non staccarsi dal ricordo del ragazzo, evita di uscire di casa, e quando lo fa continua a sovrapporre l’immagine del suo ex a quella di tutte le persone che incontra: lo rivede nell’amico che tenta di strapparlo alla clausura e nel nuovo amore incontrato in una comunità di svitati.

La trama non c’è, o meglio è una lunga allucinazione che salta di continuo dal passato al presente, utilizzando il bianco e il nero non ad indicare l’epoca quanto lo stato d’animo del protagonista, mescola visi e persone, spunti onirici e riflessioni filosofiche che non seguono altra logica che quella dell’elaborazione del lutto. E che risulta spesso difficile da seguire, se non si è Otto stesso…

Nonostante il tema non proprio leggero, il film non cade mai nella trappola della retorica, rimanendo incredibilmente leggero. Simpaticissma in particolare la descrizione della comune buddista in cui Otto incappa, guidata da una divorziata nevrotica e prevaricatrice e nella quale tutto è di tutti. Tranne i gemelli d’argento del padre di uno degli adepti.

Il film è stato proiettato nell’ambito del 23° Festival Mix di Cinema Gaylesbico e Queer Culture di Milano.

OneLouder

Un film insolito, ermetico, che presenta molte buone idee ma che si perde negli arzigogolamenti eccessivi. L’impressione – confermata dalle parole del simpatico regista, che spiega come, per risparmiare, abbia deciso di impersonare il protagonista – è che dietro a molti dei manierismi, come lo spiazzante triplo ruolo di uno degli attori, ci siano in realtà scelte obbligate. Il talento sembra esserci. Vogliamo dargli più soldi, per favore?

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Contro

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