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La poesia del pullman

“The We and The I” è un capolavoro. Una poesia incalzante e ritmata recitata su un pullman scolastico diretto verso il profondo Bronx. Inizia con l’uscita da scuola di un gruppo di sedicenni l’ultimo giorno di lezione. Salgono sul bus diretti a casa. Il film descrive quel viaggio, permettendoci di sbirciare i delicati rapporti tra di loro, intuire le personalità ed apprendere particolari piccanti io tristi o disgustosi o teneri della loro vita. La vicenda ci è descritta come fosse una sinfonia, con i contrappunti, i piano ed i forte, in una coralità fatta di frasi ricorrenti (come la caduta di Elijah, l’ossessione di Laidychen per la sua festa) che si sovrappongono e confondono, a dare vita a una apposita mitologia adolescenziale.

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Il We del titolo è il gruppo, in particolare quello dei bulli dell’ultima fila. l’I è Michael, interpretato da Michael Brodie (tutti recitano se stessi), che si crede diverso dalla cricca dei suoi compari, almeno sino a che Alex e Teresa, in modo diverso, gli daranno una lezione. E forse, allora, capirà, o forse no.
Il film è reale e realistico, soffocato nel bus di cui quasi sembra di avvertire l’odore di cicche, di caldo e di sudore, ma ampio e ispirato, ritmato dallo slang dei ragazzi, a tratti incomprensibile. È diviso in capitoli che, procedendo, si avvicinano all’intimità dell’Io (I bulli, Il caos, l’Io). Come spesso accade per Gondry, ha un approccio da “video musicale”, ma è sincero e coinvolgente.

Pro

Contro

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