Home > Recensioni > The Well – Manto acuífero

Correlati

Minimalismo povero in concorso al Festival di Roma

Perché scegliere per un concorso internazionale un film così? Nemmeno brutto, ma davvero misero, povero, e stiamo parlando di contenuti, non di budget. Il minimalismo imperante nel cinema d’autore mondiale può andare anche benissimo, ma dietro le inquadrature statiche, l’assenza di colonna sonora o la recitazione naturalistica deve esserci “qualcosa”. Qui, semplicemente, non c’è.

Assistiamo per ottanta minuti che paiono comunque interminabili ad un mesetto nella vita di una famiglia, appena trasferitasi in campagna dalla tentacolare Città del Messico. Il tutto è visto ad altezza di bambino attraverso gli occhi della figlia, una ragazzina dalla fervida immaginazione che adora gli insetti perché, guarda un po’, il padre con cui non vive più è un entomologo. La madre è innamoratissima del nuovo compagno, che invece con la figliastra è duro e autoritario e, anche provandoci, non riesce ad instaurare un rapporto. La ragazzina scoprirà un vecchio pozzo e un pollaio nel retro del giardino di casa, e all’interno di questo pozzo aspettiamo continuamente che qualcosa succeda. Quando succede davvero però, il primo istinto è quello di scagliare qualcosa, anche solo una serie di anatemi, contro lo schermo.

OneLouder

Il regista Michael Rowe in conferenza stampa ha parlato di finale shock e di un particolare morbo psicologico che porta chi ha vissuto per molto tempo in città a perdere completamente il rapporto con la natura, rifiutandone il contatto. Forse parlava di un altro film, perché in “Manto acuífero” non si vede nulla di tutto ciò. La prima grande delusione di Roma 2013.

Pro

Contro

Scroll To Top