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C’era una volta in Giappone…

Dal modo in cui “The Woman Sharper” si apre già si capisce un po’ tutto del film, sia le linee narrative sia il taglio stilistico. Ecco infatti i coloratissimi primi piani di tre studentesse giapponesi, tutte e tre con l’espressione di chi non ha timore di prendere a calci il mondo. Punto uno: le donne – ma anche il titolo lo suggerisce bene – faranno la parte del leone. Punto due: il linguaggio cinematografico di Seijun Suzuki – come chi ha visto altre sue opere già sa – è pronto a guizzare sotto l’apparente staticità dello stereotipo del film gangster.
Protagonista del film è Tatsuta, guardia del corpo del boss di un clan yakuza, il cui onore di guerriero del crimine si scontra da una parte con i cambiamenti della mentalità contemporanea, e dall’altra con i sentimenti verso l’altro sesso. Il personaggio è così inquadrato a partire già dalla sua prima apparizione, vestito di un anacronistico kimono grigio scuro sullo sfondo di un paesaggio che comincia ad essere più che mai puntellato di elementi moderni.
Questo scontro tra passato e futuro riemerge anche nell’utilizzo del flashback, reso attraverso una fiabesca sovrapposizione degli ideogrammi giapponesi allo sfondo di una vecchia locanda d’epoca. È il lato più romantico che ogni uomo – anche quello apparentemente più violento – ha sempre dentro di sé. E così Tatsuta si ritrova ad arrendersi al sentimento: “Avrei rinunciato alle mie ambizioni, a tutto pur di stare accanto a quell’adorabile truffatrice. Mi sarei lasciato trasportare di città in città, come una melodia”.
Fantasioso e terribilmente accattivante, “The Woman Sharper” guadagna appeal anche grazie al mancato doppiaggio in italiano, che lascia intatta la straniata interpretazione degli attori e il caratteristico modo di parlare di ciascun personaggio. Quella di Dolmen Home Video è allora un’occasione da non lasciarsi sfuggire per conoscere più a fondo questo intrigante Sergio Leone del Sol Levante. Da Claudia Cardinale alla eccezionale Chieko Matsubara il passo è breve.

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