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Tableaux vivants in 3D

Da un fumetto di culto arriva nelle sale italiane “Titeuf – Il film“, in uscita il 25 luglio e presentato in anteprima al Giffoni Film Festival, sull’onda di incassi mostruosi nel suo Paese d’origine, la Francia. Diretto dalla stesso autore del fumetto, Zep, il primo (e, si spera, non ultimo) lungometraggio dedicato al piccolo Titeuf si rivela essere una vera e propria sorpresa. La trama è semplice. Titeuf ha un sacco di problemi: il matrimonio dei suoi genitori è in crisi e la sua amata compagna di scuola Nadia non l’ha invitato alla sua festa di compleanno. Per risolverli, Titeuf e la sua banda di amici ne combineranno di cotte e di crude. Pare che la forte carica sovversiva del fumetto (che ammetto di non conoscere) sia stata edulcorata nella trasposizione, ma questo deve interessarci il giusto.

La pellicola è semplicemente deliziosa. Il mondo degli adulti visto dagli occhi dei bambini è “diverso”, incomprensibile, abitato da arcane regole e da parole di cui è difficile comprendere il senso. La maggior parte delle gag e delle situazioni sono basate sul fraintendimento: i bambini equivocano qualcosa e partono lancia in resta per risolvere la situazione a modo loro. Il film è frazionato in una sequela di microepisodi, anche un po’ disorganici fra di loro, alcuni riusciti altri meno, ma il livello non si abbassa mai troppo. Davvero da vedere con tutta la famiglia, ogni fascia d’età troverà almeno un motivo per farselo piacere, un grande esempio di animazione europea che rinuncia all’ipertrofia tecnologica per creare un proprio stile personale. Speriamo faccia proseliti.

OneLouder

Un lungometraggio quasi perfetto, se non per qualche momento di stanca nella parte centrale. Si ha l’impressione che un po’ si sia peccato di voglia di strafare. I numeri musicali sono molto ben riusciti ma non sono per niente inseriti in maniera armonica nel contesto, anche se il blues sul treno con un simil Johnny Halliday fa gridare al miracolo. Finalmente, poi, un 3D che ha un senso: la stereoscopia serve ai creatori per disegnare dei veri “tableaux vivants” a più livelli, una sorta di ritorno all’era proto cinematografica. Da vedere.

Pro

Contro

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