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La strana coppia di Dolan a Venezia 70

Che Paese meraviglioso dev’essere il Canada (clima a parte). Dove un regista giovane lo è davvero, ha 24 anni, ed è in concorso a Venezia con il suo QUARTO lungometraggio. Xavier Dolan porta alla Mostra una delle grandi sorprese di questa edizione finora davvero avara di film memorabili.

E non lo è nemmeno il suo “Tom à la ferme“, probabilmente, ma rappresenta una ventata di aria fresca salutare e assolutamente necessaria. Un film non catalogabile in una precisa categoria, una sorta di fusione a freddo tra il cinema familiare di Chabrol e un pizzico di “Teorema” pasoliniano, dove uno “straniero” porta scompiglio in quotidianità consolidate e, anzi, ormai quasi cristallizzate.

Tom arriva a casa Longchamp per il funerale del suo compagno Guillaume. La madre ignora l’omosessualità del figlio defunto, e il rude fratello è disposto a tutto purchè il segreto venga mantenuto. Dopo le prime difficoltà, Tom s’instaura in casa affascinato dalla “verità” della semplice vita di campagna tra vacche e campi di mais, ma questa convivenza porterà ad una serie di sorprendenti colpi di scena.

La sceneggiatura di “Tom à la ferme”, tratto da una pièce teatrale ma splendidamente adattato per il cinema, porta lo spettatore in territori sconosciuti sconvolgendone continuamente le aspettative. La scena viene presto occupata da Francis, fratello del defunto, gretto campagnolo e personaggio di una complessità psicologica affascinante e indecifrabile. Il tono è continuamente in bilico tra commedia e (melo)dramma, con un uso dei temi musicali assolutamente straniante, che disorienta. Si ride e ci si commuove sempre nei momenti (all’apparenza) sbagliati. Un piccolo grande film.

I personaggi di Dolan sono scritti benissimo e i comprimari sono quasi meglio del protagonista Tom. Il violento Francis, vera chiave del film, è interpretato da una sorta di Favino canadese che riesce a dare una prorompente fisicità a un personaggio teoricamente negativo. L’inquadratura che si stringe nei momenti di violenza è un’idea visiva forte. Il giubbotto con la bandiera USA indossato da Francis nell’ultima sequenza regala al tutto nuovi livelli di lettura.

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