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  • Torno A Vivere Da Solo

    Diretto da Jerry Calà

    Data di uscita: 05-12-2008

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Pacs e Pene, e felice anno nuovo…

Correva l’anno 1982 quando nelle sale cinematografiche italiane venne distribuito “Vado A Vivere Da Solo”, un film destinato a diventare un piccolo cult comico. Opera prima di Marco Risi, la pellicola portò alla ribalta Jerry Calà, per la prima volta protagonista sul grande schermo. Oggi, a distanza di 26 anni, lo stesso Calà – ponendosi anche dietro la macchina da presa – ritorna su quei passi e il risultato è un cinepanettoncino di cui, a conti fatti, non si sentiva affatto la mancanza.

Le vicende, dopo i titoli di coda in stile retrò, riprendono idealmente il film del 1982, con Giacomo, detto Giagià, diventato un affermato agente immobiliare di Milano alle prese con una situazione familiare non certo idilliaca. La moglie Francesca, interpretata da Tosca D’Aquino, ha una costosissima mania per le scarpe firmate, mentre i due figli neanche si accorgono della presenza del padre, se non per chiedere una cosa sola: i soldi. Ed è così che Giacomo decide di tornare a vivere da solo.

Cominciano così le citazioni dal film di Risi, a partire dalla tazza del gabinetto, collegata a un impianto stereo, fino al tormentone “Libidine” pronunciato, metacinematograficamente, con lo sguardo direttamente in macchina.
A far da cornice a questa già debolissima impalcatura, ecco comparire una nutrita schiera di personaggi televisivi: Eva Henger, che non esita a mostrare il suo prorompente décolleté, Enzo Iacchetti, ambiguo collega di Giacomo, Randi Ingerman, isterica amica di Francesca con la passione per i giovani, e Paolo Villaggio, comunque adorabile anche se non proprio al suo top.

Tra battute scontate e spesso imbarazzanti e situazioni viste e riviste, il film di Calà vorrebbe far riflettere sul tema della famiglia allargata, così come dimostra la presenza di un – ignaro? – Don Mazzi, intervistato da Mara Venier durante una trasmissione tv. La riflessione, però, è ben poca. E, per finire davvero nel peggiore dei modi, ecco anche “Pacs e Pene”. Ma solo chi si ritroverà a vedere il film, potrà capire fino in fondo l’orrore di questa battuta. Bocciato.

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