Home > Recensioni > Torso

Un busto da amare

Hiroko ha poco più di quarant’anni e una vita regolare, non c’è alcun uomo al suo fianco, ma un busto di gomma gonfiabile. Si, Hiroko tiene un busto maschile chiuso dentro l’armadio. Altro che litigi, urla e tradimenti: lei ha trovato la soluzione, una presenza costante e poco ingombrante. Le sue giornate si dividono tra una casa ordinata e vuota e un ufficio pieno di colleghe alla disperata ricerca di un marito. Hiroko è superiore a tutto questo: è sola e sembra felice.

Ma quando la sorella, Mina, lascia il fidanzato manesco e piomba in casa sua, Hiroko vede violata la propria tranquillità. Pur essendo sorelle, non potrebbero essere più diverse: Mina è allegra, estroversa, piena di vita, Hiroko è timida e riservata, sembra essersi rintanata in un mondo tutto suo, una realtà ovattata che ruota attorno al busto di gomma. La convivenza è difficile e colma di divergenze, ma poco alla volta s’innesca un delicato scambio tra le due sorelle, uno stretto canale di comunicazione, che le avvicina e le influenza.

OneLouder

Si può sostituire un uomo con un busto di gomma? Ci si può innamorare di un manichino? Nato da una vecchia idea del regista Yutaka Yamazaki, “Torso” è un interessante interrogativo sulla sostituibilità corporea dell’uomo, sulla presenza e sull’assenza, sul dolore e sulla sconfitta. Un film molto poetico e giapponese, che fa riflettere sul bisogno d’affetto e sulla sofferenza che inevitabilmente ne deriva.
Il racconto di un amore ossessivo perché rivolto verso un oggetto, la storia di una donna che cerca l’amore in un pezzo di gomma.

Scroll To Top