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Le mille facce del narcotraffico

Soderbergh come suo solito pone l’attenzione sulle plurime sfaccettature degli argomenti che tratta e nel farlo col suo “Traffic” offre una drammatica retrospettiva sul mondo della droga. All’interno del film tre storie si intrecciano tra Stati Uniti e Messico. Una in cui Javier Rodriguez (Benicio Del Toro), un onesto agente di polizia finisce incastrato in una ragnatela di corruzione, in cui il suo capo è uno tra i maggiori responsabili, mettendo così in crisi la sua coscienza di onesto poliziotto. Un’altra storia è quella di Robert Wakefield (Michael Douglas) che si trova a dover combattere una doppia guerra contro la droga, sia formalmente come nuovo capo dell’anti-droga, che privatamente come padre disperato per le sorti della figlia tossicodipendente. Non da meno c’è infine la storia di Helena Ayala, moglie del boss Carlos Ayala, re del narcotraffico a San Diego. Dopo l’arresto di suo marito e minacciata dai suoi “colleghi”, Helena viene presa di mira e pedinata anche dalla Dea. Preoccupata per l’incolumità della sua famiglia decide di prendere il posto del marito cercando di scongiurare una fine annunciata.
Ottima la scelta cromatica per distinguere le vicende, il giallo utilizzato per esempio nella storia di Javier e il blu per quella di Robert. Le abbondanti due ore che compongono il film fanno sentire spesso il peso dei minuti di cui sono composte e in alcuni momenti le scuse dell’atmosfera o del dettaglio non convincono. Ad ogni modo resta una delle realizzazioni più curate sul dualismo tra bene e male nell’ambito del narcotraffico. Sicuramente uno dei film più significativi della carriera di Soderbegh,al punto da valer ben quattro premi Oscar nel 2001: come miglior regia, miglior attore non protagonista (Benicio Del Toro), miglior sceneggiatura non originale e miglior montaggio.

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