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Destino infausto

Forte dei successi precedenti e ispirato/istigato dalla novella sposa, Guy Ritchie si dedica al progetto più ambizioso e sperimentale di tutta la sua produzione.
Realizza nel 2002 “Travolti Dal Destino”, remake del film del 1974 “Travolti Da Un Insolito Destino Nell’Azzurro Mare D’Agosto”.
Doppia prova per il regista londinese, che si cimenta in un genere che non gli appartiene, la commedia romantica, e lo fa riproponendo, con audacia e una buona dose di incoscienza, un classico della cinematografia, un cult movie d’eccezione come il capolavoro di Lina Wertmüller.
Risultato: pessimo!

Non c’è dubbio che Ritchie abbia un’ottima preparazione tecnica, e da questo punto di vista il film non ha nulla da invidiare ai suoi precedenti lungometraggi: la fotografia è sempre di prim’ordine, le inquadrature efficaci e mai scontate, i tempi narrativi serrati e ben studiati.
La confezione, insomma, è sempre all’ultimo grido, l’estetica perfetta.

Manca però il contenuto, soprattutto se, come in questo caso, il confronto è volutamente cercato.
Chi non conosce l’opera della Wertmüller accostandosi a questa pellicola, potrebbe interpretarla semplicemente come la versione moderna e adulta di “Laguna Blu”, una favoletta radicalizzata su una coppia di naufraghi su un’isola deserta, con un pizzico di lotta di classe che esaspera i toni e accende la passione.
Chi ha visto l’originale film del ’74 non può che rivolgere un sguardo impietoso a Ritchie, elencando le carenze e i difetti del suo lavoro.

Il fatto è che, a parte le linee portanti della trama, ci troviamo di fronte a due film completamente diversi.
Manca, nel remake di Guy Ritchie, il peso, la consistenza dell’originale, la componente sarcastica, satirica, e erotica che ne ha decretato il successo imperituro.
L’opera della Wertmüller è un film manifesto di un’epoca passata, di un periodo storico in cui aveva ancora senso parlare di lotta di classe, e in cui la rivoluzione sessuale era in piena maturazione.
Il regista commette l’errore di recuperare tali argomenti senza contestualizzarli, riducendo così lo scontro tra capitalismo e comunismo nella ridicola ostentazione di luoghi comuni e nella trasformazione dei due protagonisti in improbabili macchiette.

Nota di demerito va infine all’interpretazione scialba dell’erede di Giannini, Adriano, mentre se la cava la poliedrica, e muscolisissima, Madonna.

OneLouder

La domanda sorge spontanea: perché mai Guy Ritchie ha deciso di avventurarsi in un impresa impossibile come quella di rifare un film inimitabile e irripetibile come “Travolti Da Un Insolito Destino Nell’Azzurro Mare D’Agosto”? Che ci sia sotto o no lo zampino di Mrs. Ciccone, la questione rimane irrisolta.
Forse Ritchie voleva mettersi alla prova in terreni finora inesplorati, sperimentando un genere nuovo e dimostrandosi all’altezza di qualsiasi sfida; forse era consapevole del fatto che se avesse riproposto, dopo “Lock And Stock” e “Snatch”, il solito gangster movie, con la stessa struttura narrativa e gli stessi espedienti stilistici, il suo pubblico avrebbe iniziato a dubitare della genuinità del prodotto e avrebbe rivolto altrove la sua attenzione; o forse era solamente troppo sicuro di sé.
Una cosa è certa, il regista non avrebbe potuto fare scelta peggiore!
Resta solo da augurarci che Ritchie tragga il giusto insegnamento dai propri sbagli e ne faccia tesoro.

Pro

Contro

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