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  • Tropa De Elite – Gli Squadroni Della Morte

    Diretto da José Padilha

    Data di uscita: 06-06-2008

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Discusso, discutibile… e farà discutere

Un film che ha fatto e che farà discutere. E si sa che le discussioni nascono proprio quando in campo scendono diverse prospettive, l’una complementare o in contrasto rispetto all’altra. Quella di “Tropa De Elite – Gli Squadroni Della Morte” è una vicenda del tutto particolare. È infatti il primo film brasiliano di grande budget della storia, e soprattutto è un’opera che tocca corde della società di Rio – e, in generale, dell’intera nazione – talmente delicate che le polemiche sono fioccate prima e dopo l’uscita nelle sale cinematografiche.

Al centro di tutto ci sono le favelas di Rio de Janeiro, terra di nessuno – o piuttosto è meglio dire terra pluri-controllata? – in cui da una parte dominano i narcotrafficanti e, dall’altra, la polizia corrotta che gestisce, tramite una finissima rete del pizzo, quartieri e giri di prostituzione.
Poi c’è il Bope, ovvero il Battaglione Operazioni Speciali della Polizia, uno squadrone speciale fatto di uomini in divisa nera e stemma a forma di teschio super-addestrati che rispondono alle organizzazioni criminali con una sofisticatissima e spietata guerriglia urbana.
Il protagonista della pellicola – la voce narrante che sentiamo fin dal principio – è il capitano Nascimento, alla ricerca di un degno sostituto per potersi finalmente ritirare dal battaglione e vivere serenamente la sua recente paternità. È qui che il suo destino si interseca con quello di due ragazzi, Matias e Neto, poliziotti delusi dalla corruzione dilagante nella polizia ordinaria, che trovano nella rigorosa e violenta disciplina del Bope un ideale, una soluzione ai problemi del Brasile.
L’altra pedina dello scacchiere è rappresentata invece dalle Ong e dalle persone che vi lavorano, in questo caso studenti altolocati dediti all’uso di stupefacenti, conniventi con i narcotrafficanti e contrari ad ogni forma di repressione da parte delle forze dell’ordine.

C’è in gioco un po’ l’intera società brasiliana, ma anche l’idea stessa di repressione e di controllo sociale. La domanda che sorge spontanea è: fin dove può spingersi la violenza per tentare di arginare i problemi delle favelas? “Tropa De Elite” rischia sicuramente di fomentare la sete di violenza, ma d’altra parte ha il pregio di presentare, senza troppi sconti, gli scenari disgustosi ed efferati legati al traffico di droga, quegli stessi scenari che spesso una certa parte politica tenta di giustificare in nome del retorico paradigma “polizia uguale male sempre e comunque”.

Vincitore della 58esima edizione del Festival di Berlino, “Tropa De Elite” è un film che va visto. Per riflettere e discutere.
Vero è però che, da un punto di vista squisitamente cinematografico, siamo di fronte a un prodotto senza particolari pregi, in cui il realismo, crudo più che mai, viene, specie nella seconda parte, annacquato da tutto un repertorio di cultura pop e commerciale che a volte strizza l’occhio al kubrickiano “Full Metal Jacket”, senza però ripeterne i fasti.
Insomma, non è raro lasciarsi sfuggire una risata, e neanche troppo amara.
Si parte da un fatto di cronaca – l’arrivo di Giovanni Paolo II nel 1997 – e si termina con una prospettiva sempre più ristretta alla psicologia dei personaggi e alla mera azione, con un conseguente squilibrio nell’architettura generale della pellicola. Squilibrio che sposta l’ago della bilancia dei generi da un impegnato film di protesta sociale verso un avvincente action movie in stile hollywoodiano.
Detto questo, sia nuovamente chiaro, è un film che va visto. Discusso, criticato. Ma assolutamente visto.

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