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Quando gli americani dichiarano guerra ai classici

Cantami, o Petersen, del Pelìde Achille… ma fallo bene!
Chissà quante interrogazioni scolastiche andate male dopo aver approfittato del film per scansare la lunga e magari noiosa lettura di un poema mitologico! Sì, perché la storia non è proprio quella, a voler essere pignoli. Ma non si può obiettare su di un film “ispirato” e non “tratto” dalle pagine omeriche. Ci si aspetterebbe almeno un po’ di rispetto per una storia tanto importante, per questo pezzetto fondamentale della tradizione scritta. Sarà che il passaporto (morale) statunitense rende certi registi presuntuosamente indelicati su questioni culturalmente nostre, tanto da chiudergli gli occhi e forse anche la mente.
La trama che si vorrebbe seguire è quella dell’Iliade. I cambiamenti vanno ricercati in scelte scenografiche non sempre condivisibili.
Le immagini belle, pulite e caricate da un pathos che appartiene prima ai protagonisti, scorrono sullo schermo in tempi scanditi da ritmi non reali. La guerra, durata nel poema dieci anni, dura quindici giorni nel metraggio di Peterson. Si perde di vista troppo spesso il punto di riferimento. Il tallone d’Achille sembrerebbe solo un modo di dire, perché nel film è scattante come una libellula. L’intervento divino è assente, ma Omero ci aveva narrato di divinità presenti e dispettose. Sul cavallo Petersoniano salgono un po’ troppi personaggi. Troppa fretta di terminare le scene?

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