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La piéce dei sentimenti

Buio in sala, l’occhio di bue illumina il palco e fa il suo ingresso il nostro protagonista. Ha tutta l’aria di un attore bohémien, dalla vita spericolata e maledetta, pessimista cronico sempre sull’orlo dell’abisso.
L’inganno continua per pochi istanti, il tempo di recitare un breve testo di Mick Jagger; poi improvvisamente l’incanto svanisce..
A spezzare l’illusione ci pensa il faccione bonario del nostro Diego Abatantuono, dalle espressioni perplesse e grottesche: ed eccoci immediatamente catapultati nell’atmosfera tipica delle commedie di Salvatores.

Inizia così “Turnè”, film italianissimo già dal titolo, che ha per soggetto il classico triangolo amoroso, due amici che si contendono l’amore per la stessa donna, e lo affronta in maniera del tutto originale, sotto forma di road movie.
Il regista non è nuovo a questa scelta stilistica, e per più aspetti il film potrebbe essere considerato una continuazione ideale del precedente “Marrakesh Express”, ma si scopre qui un Salvatores più maturo, più introspettivo, meno scontato.

Certo, le tematiche sono quelle di sempre: un’amicizia di lunga data, più forte di qualsiasi legame, un passato di ricordi e di sogni disattesi, un futuro incerto e che fa paura, un viaggio che è insieme fuga e riscoperta di sé.
Ma Salvatores si diverte a complicare le cose, offrendo un caleidoscopico ventaglio di soluzioni e di scontri possibili e presentandoci tipi caratteriali forti ma al contempo fragili e mutevoli.

Il tutto condito dalle immagine decadenti e dalle ambientazioni evocative della vita di teatro, primo grande amore di Salvatores, e scandito dalle tappe di uno spettacolo itinerante che ripercorre i malinconici paesaggi di un’Italia invernale, sui quali il regista ama indugiare.

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Contro

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