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  • Tutta Colpa Di Giuda – Una Commedia Con Musica

    Diretto da Davide Ferrario

    Data di uscita: 10-04-2009

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Jailhouse Rock

Musical e ambiente carcerario, al cinema, sono storia già vista. Dalle pellicole di bulli e pupe interpretate da Elvis Presley al memorabile finale di “Blues Brothers”, fino al relativamente recente “The Lucky Break” di Peter Cattaneo.
Davide Ferrario, un regista alla costante ricerca di progetti in bilico tra espressione cinematografica e studio umanistico, sociale, mette in scena uno spettacolo nello spettacolo: Irena, giovane regista teatrale balcanica, è incaricata di allestire una recita con i detenuti della sezione speciale di un carcere. Nulla di troppo diverso dal citato “The Lucky Break”, non fosse altro che Ferrario gira l’intero film in un carcere reale, avvalendosi, a fianco di un drappello di professionisti, dei veri prigionieri.

L’interesse, chiaramente, slitta in toto verso l’aspetto documentario, fatto di volti segnati e storie umanamente complesse, funzionale da molti punti di vista a quello che è il reale obiettivo del film: fornire una riflessione leggera (trattasi pur sempre di commedia) ma non superficiale su due temi immensi come la fede – i detenuti porteranno in scena una rielaborazione critica della Passione – e il rapporto tra colpa e punizione, con un occhio all’etica, l’altro al sociale.

Pregi e difetti della pellicola (che merita comunque la nostra attenzione, almeno per i propositi) passano inevitabilmente da qui: Ferrario, di cui è ammirevole il tentativo di fare film originali e soprattutto ricchi di contenuto, alza un po’ troppo il tiro e, volendo dar conto di una vasta quantità di spunti critici, dubbi e possibili argomentazioni, finisce per infarcire il film di continui frammenti di filosofia spicciola (tremendo il ruolo affibbiato alla Littizzetto, stereotipo di suora bigotta ma pragmatica), affidando la dialettica fede/ragione a dialoghi spesso didascalici e, salvo rari casi, poco incisivi. Serve a poco, infine, il corollario romantico che vede protagonisti la Smutniak, qui in attraente edizione casual-dimessa, e il pur credibile Troiano.

OneLouder

Avete presente Peter Griffin che gioca a black jack? Che quando raggiunge il punteggio massimo chiede ancora carta, sballando alla grande? Ecco: Davide Ferrario sembra affetto da una sindrome simile. Passi fare il film verità sui carcerati, bel colpo!, accettabile (con riserva) volerlo trasformare in un dialogo sui massimi sistemi. Ma la domanda è: perché proprio un musical, che è il genere più legato alla pura performance, quando si lavora con un plotone di non professionisti?

Pro

Contro

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