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  • Tutti I Nostri Desideri

    Diretto da Philippe Lioret

    Data di uscita: 11-05-2012

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Heart shaped box

Applaudito alle Giornate degli Autori dell’ultimo festival di Venezia, il regista di “Welcome” dimostra ancora di saper coniugare impegno civile e sfera privata. Tratto dal libro, ispirato ad una storia vera, “Vite che non sono la mia” di Emmanuel Carrère (Einaudi), “Tutti i nostri desideri” di Philippe Lioret racconta la storia di una giovane giudice, moglie e madre di due bambine, interpretata da Marie Gillain qui alla prova con il ruolo della maturità, che scopre di avere un tumore incurabile al cervello, ma continua a lavorare imperterrita per riscattare i diritti dei più deboli.

Due sono i filoni principali della storia: il primo vede la protagonista, Claire, impegnata in un palese caso di circonvenzione da parte di un istituto di credito nei confronti di una giovane madre. Con la collaborazione di Stèphane, un collega più maturo interpretato dal bravissimo Vincent Landon, attore feticcio di Lioret, cerca di mettere in evidenza il comportamento scorretto, al limite dello strozzinaggio, degli istituti di credito, che vantano interessi dello 0% ma poi andando a controllare il famoso “taeg”, si scopre che il vero tasso è del 20%.

Si comprende bene l’attualità del tema, e la scomodità del punto di vista da cui lo si affronta: la speculazione finanziaria giocata sulla pelle degli strati sociali più deboli, quella che ha fatto scoppiare la cosiddetta bolla della crisi economica.
Con il progredire della malattia, Claire, che non ha detto niente alla sua famiglia, sviluppa un rapporto di intima amicizia con il collega, l’unico che sa della sua situazione e la aiuta. Tra i due c’è del tenero, ma le condizioni di lei impediscono evidentemente qualsiasi sviluppo.

OneLouder

Impeccabile il filone dell’impegno civile, con una sceneggiatura molto precisa, da cinema-verità.
La scena clou, che segna l’apice della storia tra i due, quello che si iscrive nella loro memoria poetica e in quella dello spettatore: Claire e Sthephane sulla riva di un lago, lei va in acqua, e invita Sthephane, che non sa ancora della sua malattia, a fare lo stesso. È l’ultimo sprazzo di felicità, momento di gioiosa autenticità.
E poi, la figura del marito di lei, quasi completamente assente. D’accordo che lei gli tiene tutto nascosto, ma anche quando viene a scoprire la malattia, la sceneggiatura lo relega sullo sfondo, tra i due non c’è intimità, e questo, per quanto possa essere debole la figura di lui, risulta inverosimile.

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Contro

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