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Il lirismo di Tennessee e la fisicità di Marlon

Fragile e sfiorita bellezza del sud, Blanche DuBois emerge dai fumi della stazione di New Orleans come un fantasma. Ha perso il lavoro e la casa di Belle Rive, e l’unico posto dove rifugiarsi è l’appartamento di sua sorella. Instabile ed alcolizzata, Blanche si atteggia a dama colta e virtuosa per mascherare agli altri e a se stessa una vita miserabile. Ma a Stanley Kowalski, rude marito di Stella, tanta presunzione e raffinatezza non vanno giù: brutale e sadico, farà di tutto per smascherare la finta affettazione di Blanche e scoprire il suo passato disonorevole.

Dalla pièce di Tennessee Williams diventata per le attrici l’equivalente femminile dell’Amleto shakespeariano, Kazan realizza un monumento alla fisicità di Brando ed un’opera memorabile per le atmosfere umide e sensuali e le suggestioni psicanalitiche. Il set claustrofobico di casa Kowalski è gestito attraverso una precisa definizione dei piani che crea dinamismo in base alle relazioni fra i personaggi e tutto ruota intorno agli attori, guidati ad una recitazione di impressionante complessità psicologica.

La prosa lirica di Williams è restituita in tutta la sua densità: quando Mitch incalza “Pensavo rigassi dritto (straight)!” e Blanche commenta “Dritto? Cos’è dritto? Una riga può essere dritta, o una strada… Ma il cuore di un essere umano…”, Williams allude alla condizione omosessuale, difendendola con una potenza espressiva ed un uso stratificato del filtro drammaturgico che lascia ammirati. Numerosi i cambiamenti imposti dalla censura rispetto all’allestimento on stage: il dialogo si fa ambiguo e sfumato e il film ne guadagna in fascino torbido e decadente.

Se nella versione teatrale il marito di Blanche si uccideva perché incapace di superare la vergogna di essere stato scoperto con un altro uomo, nel film è il disprezzo di Blanche per il suo carattere delicato a spingerlo al suicidio. La battuta di Stanley a Blanche “Forse non sarebbe male interferire con te” fu eliminata perché rendeva esplicite le intenzioni dell’uomo, appena prima della violenza carnale. La passione animalesca tra Stanley e Stella fu ammorbidita nelle implicazioni sadomasochistiche e anche il finale fu modificato: sconvolta dalla partenza di Blanche, Stella sceglie di lasciare il marito, il quale viene in questo modo punito per la sua crudeltà secondo le regole della censura. Ma era molto più ambiguo ed in linea col personaggio il finale a teatro: Stella rientrava in casa e ritornava alla sua vita, come se nulla fosse accaduto.

Ironica, nevrotica e disperata, Vivien Leigh ci accompagna passo dopo passo nel progressivo scivolare di Blanche verso l’oblio, ma la performance esplosiva, a torso nudo o con la maglietta strappata, è quella di Marlon Brando, in uno star-turn epocale.

Pare che Elia Kazan avesse accettato di girare la trasposizione cinematografica solo per riequilibrare i rapporti fra i personaggi: a teatro Brando era talmente forte da oscurare gli altri attori. Kazan sapeva che poteva ricorrere al cinema per ri-focalizzare l’attenzione sulla protagonista attraverso il montaggio e la composizione delle inquadrature. Tuttavia se molte attrici hanno potuto calarsi nella parte di Blanche con risultati eccellenti, nessuno è mai riuscito ad avvicinarsi alla potenza ferale della performance di Brando.

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