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Il trucco è la recitazione

Nel suo baule Blanche Dubois ha tutto il mondo che le rimane: coroncine di strass, abiti appariscenti e boccette di profumo. È così che, da un passato di benessere legato a una vecchia tenuta di campagna, fa il suo arrivo nella fumosa New Orleans, dove la sorella Stella vive con il rozzo marito Stanley.

Tratto da un celebre dramma di Tennessee Williams, “Un Tram Che Si Chiama Desiderio” è un vorticoso viaggio nella mente di una donna ridotta a una recita perenne nel tentativo di colmare il proprio vuoto. Il baule di costumi con cui Blanche fa il suo ingresso è emblematico. Tutto il suo passato – fatto di pettegolezzi, misteriosi licenziamenti e incontri di dubbia moralità – è ben chiuso dentro il baule, e allo stesso modo dentro la sua mente, destinata a un progressivo scivolare verso la follia.
Stanley è la sua contropartita: aitante, spavaldo e senza nessun pelo sullo stomaco.
Blanche – nonostante il nome – è la notte, un chiaroscuro che nasconde il suo vero volto ponendo un filtro ad ogni genere di luce chiarificatrice. Stanley è il sole, forte, caldo, e in grado di bruciare, anche se stesso.

Il grande pregio della regia di Elia Kazan – con primi piani al punto giusto e un’architettura del piano che focalizza sempre l’occhio dove è più necessario cogliere indizi rivelatori – sta nella direzione degli attori. Non si dimentichi, infatti, che nel 1948 Kazan fonda, con Lee Strasberg e Cheryl Crawford, l’Actor’s Studio, che tanto deve alle tecniche della recitazione naturalistica e psicologistica di matrice stanislavskijana.

L’interpretazione di Vivien Leigh, attrice protagonista nei panni di Blanche, ha infatti qualcosa di magico e teatrale che rende il personaggio indimenticabile, un vero e proprio eroe negativo. E Stanley-Marlon Brando, icona sexy che fa ruotare attorno a sé i sentimenti e i comportamenti dei comprimari, le è perfettamente complementare.

A fronte di nove nominations agli Oscar, la pellicola si aggiudicò quattro statuette, di cui, non a caso, ben tre per la recitazione: Vivien Leigh, Kim Hunter e Karl Malden. Marlon Brando fu invece superato quell’anno da Humphrey Bogart.

Scandaloso per i tempi e conturbante ancora oggi, “Un Tram Che Si Chiama Desiderio” resta una lezione sotto molti punti di vista: la trasposizione dal dramma teatrale, la recitazione, l’uso delle luci… E non c’è davvero remake che sia alla sua altezza.

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