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Stessa spiaggia, stesso mare

In principio fu il cinepanettone. Oggi i fratelli Carlo ed Enrico Vanzina ci offrono una novità: il cineombrellone – come tengono a precisare: cinecocomero non funzionava abbastanza. “Un’Estate Al Mare” è in altre parole l’ennesima incursione dei due cineasti nella commedia all’italiana più popolare, tra farsa e satira di costume. Per l’occasione, ad un singolo intreccio viene preferito lo schema a episodi (sette per la precisione), formula che appartiene di diritto alla storia del genere e che negli anni ’80 era stata sovente utilizzata per dare vita a pellicole ultrapop come “Rimini Rimini” o “Grandi Magazzini”. Le storie sono quelle di sempre: triangoli amorosi, coatti allo sbaraglio, villeggianti fedifraghi, inguaribili calciofili, tra colorite formule dialettali, qualche tocco di slapstick, prorompenti bellezze in costume, flatulenze da cartoon e piacevoli escursioni nel farsesco teatrale. Va da sé, dare un giudizio generale sul film è faccenda complessa: i Vanzina erano e rimangono dei buoni osservatori di vizi e tic squisitamente italici, e d’altra parte il pubblico sa esattamente cosa attendersi dal film, ma qui sono la prova degli attori (cast di prim’ordine, nel genere) e l’efficacia dei singoli soggetti a decretare il successo o il fallimento degli episodi. Vincitore assoluto è senza dubbio Gigi Proietti, elemento di raccordo tra gli spezzoni, dotato di tempi comici e verve assolutamente irresistibili. Sottotono Banfi, talento comprovato al servizio di una storia trita, piacciono lo stralunato Ceccherini e la coppia Brilli-Brignano, mentre scorre senza grandi sussulti il resto. Certo, astenersi cinephiles e inguaribili censori (a meno che non vogliano divertirsi a individuare le numerose citazioni disseminate qua e là), tutti gli altri potrebbero anche farsi quattro risate d’aria vacanziera: “Un’Estate Al Mare” è inequivocabilmente un film da svago estivo, pensato specificamente per accontentare fasce di pubblico differenti (giovani, adulti, ma anche giovanissimi). Fuori luogo chiedere di più – e Proietti vale da solo il prezzo del biglietto.

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