Home > Recensioni > Unbreakable – Il Predestinato

Correlati

Eroe e (anti)eroe

Per “Unbreakable”, film meditativo ed emotivamente complesso, Shyamalan sceglie come base narrativa l’immaginario popolare dei fumetti, e in particolare la figura del supereroe.

Costruito, per ammissione dello stesso autore, come un unico primo atto in cui non si assiste mai ad un vero sviluppo degli eventi secondo le regole della progressione narrativa classica, il quarto lungometraggio di Shyamalan è un’opera difficilmente etichettabile.

È anche il film in cui le ossessioni tipiche del suo cinema sono maggiormente presenti: la storia ruota intorno al conflitto tra i due personaggi principali, David ed Elijah, l’uno indistruttibile e dotato di poteri paranormali, l’altro fragilissimo. E quest’idea del conflitto, di immagine speculare, di opposto è presente in ogni singola scena, attraverso l’uso dei contrasti cromatici, qui particolarmente insistiti, delle superfici riflettenti e di inquadrature capovolte che indicano anche come a volte sia necessario guardare le cose da un punto di vista diverso, contrario a quello comunemente accettato come normale.

Se il protagonista sembra essere David, nel suo faticoso percorso di accettazione dei suoi superpoteri, Elijah risulta sicuramente più affascinante ed ambiguo.
Personaggio profondamente tragico, Elijah è convinto di essere uno sbaglio della natura: la sua esistenza può avere senso solo in negativo, per il semplice fatto di aver consentito la nascita del suo opposto (“Now I know who you are, I know who I am“: ora che so chi sei tu, so chi sono io, dice l’uomo a David nel finale).

Elijah sostanzialmente si auto-elimina come uomo, assume deliberatamente il ruolo del cattivo, si sacrifica per permettere all’eroe di brillare: si può quindi davvero definirlo antagonista? O forse si tratta di un aiutante, senza il quale David non avrebbe potuto assumere il suo ruolo di salvatore?

“Unbreakable” è il film in cui i quesiti esistenziali posti tipici del cinema di Shyamalan trovano la soluzione meno semplice: chi o cosa affida alle persone determinate qualità? E perché? Il destino di ognuno è un dono o una dannazione? Tuttavia, il cammino che Shyamalan traccia per David è netto: non c’è gioia né serenità se non si comprende quale sia il proprio posto nel mondo, un concetto che sarà al centro di “Lady In The Water” qualche anno dopo.

Interessante è poi il ruolo che i fumetti ricoprono nel racconto: per Elijah essi sono uno strumento interpretativo di lettura della realtà, sono i comic books a dettare le sue azioni, ad ispirarlo e a permettergli di guidare David nell’acquisire piena consapevolezza e controllo sui propri poteri.

Dei fumetti Shyamalan riprende l’uso antirealistico ed espressionista del colore ma sfugge dalla trappola di trasformare ogni inquadratura in una vignetta filmata: il montaggio di “Unbreakable” è tutto fuorché frammentato, e anzi il regista fa largo uso di lunghi piani sequenza che rafforzano e dilatano il contenuto emotivo delle scene, dando vita così ad una messa in scena insolita, malinconica e assolutamente antieroica.

Scroll To Top