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  • Van Diemen’s Land

    Diretto da Jonathan auf der Heide

    Data di uscita: 16-11-2009

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Quando la libertà è una condanna ancora più atroce

Van Diemen’s Land è il nome che gli europei hanno dato nel XVII secolo all’isola della Tasmania, oggi parte della federazione australiana.
All’inizio dell’Ottocento gli inglesi colonizzarono la Tasmania trasformandola in una colonia penale. Il film racconta la storia vera di otto detenuti che riescono a fuggire dal controllo dei carcerieri e si avventurano all’interno di una natura aspra e selvaggia. Spossati dalla stanchezza e dalla fame, incapaci di trovare una via d’uscita dal groviglio di foreste, i componenti del gruppo perdono la fiducia reciproca e iniziano ad uccidersi a vicenda pur di sopravvivere.

La magia del film del giovane Jonathan auf der Heide è tutta nello scarto che si crea tra la rappresentazione maestosa del paesaggio e quella gretta e sporca delle meschinità dei personaggi. I campi lunghi e le panoramiche su boschi, vallate, montagne innevate, foreste rigogliose sono gli unici momenti in cui lo spettatore riacquista un senso di pace interiore. Siamo di fronte all’antitesi del primato kantiano dell’uomo come entità morale sulla grandiosità della natura: il senso di smarrimento che l’uomo prova di fronte alla forza annientatrice dei fenomeni naturali lo porta ad essere abietto, a uccidere nel sonno, in un piano inclinato che conduce verso ogni atrocità.

La fotografia desaturata di Ellery Ryan sottolinea l’idea della natura come entità mistica e immanente, fuori dal tempo.
L’audio raffinato fatto di rumori impercettibili e dialoghi sussurrati rafforza la tagline del film: “la fame è uno strano silenzio”.

OneLouder

Un lungometraggio d’esordio davvero sorprendente. Impareggiabile quanto a messa in scena della natura descritta da Edmund Burke. Mi verrebbe da dire: un film spaventosamente sublime.

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