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Un orrore delicato

Parigi, giugno 1942. Il vento non è quello dell’estate imminente ma quello che si porta via 13mila ebrei. Rastrellati durante una retata di cui in pochi, francesi e non, conservano la memoria, fatta per non contrariare i tedeschi. Torneranno in 45.
L’orrore nell’orrore è l’olocausto dei bambini, separati dalle famiglie e tenuti in un campo separato in attesa che i forni crematori siano pronti ad accoglierli.
I personaggi sono tutti veri, comprese la figura del medico ebreo interpretato da Jean Reno, della crocerossina Annette e di Joseph, che cerca di salvarsi strisciando sotto il filo spinato. A 11 anni.

OneLouder

Il nazismo visto con gli occhi dei ragazzini ebrei. Ma qua, a differenza che ne “La Vita è Bella”, per l’innocenza non c’è scampo. Né per quella dei piccoli protagonisti, strappati a forza dalle famiglie e costretti a lottare per la vita fuggendo attraverso le recinzioni dei campi di concentramento o gettandosi dai treni in corsa. Né per quella dei francesi, per i quali il film – che rappresenta uno degli episodi più torbidi della storia nazionale – è stato un shock. Una sceneggiatura delicata che evita di mostrare gli episodi più brutali. Rendendo il film, se possibile, ancora più terribile.

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