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Crudeltà devastante

La tragica odissea di Saartjie Baartman, musicista e danzatrice sudafricana della tribù Khoikhoi, passata alla storia come “Venere ottentotta” nei freak show europei per le fattezze mostruose del suo corpo (aveva natiche enormi e labbra vaginali sporgenti di oltre otto centimetri). Agli inizi dell’800 lasciò l’Africa al seguito del suo padrone Caesar e venne esibita come attrazione da circo prima a Londra e poi a Parigi. Incatenata ed ingabbiata, doveva dimenarsi come una selvaggia e mostrare il suo corpo per la morbosità del pubblico borghese. Processata, venduta, costretta ad esibirsi in spettacoli sempre più umilianti, studiata ed analizzata dagli scienziati, violentata in tutti i modi possibili anche dopo la morte, la figura della Baartman – donna, nera, deforme – è l’emblema ultimo del razzismo della società occidentale e dell’estrema crudeltà umana.

OneLouder

Kechiche porta in scena una delle pagine più infamanti della storia francese e lo fa senza compromessi realizzando un’opera torrenziale e spietata, a metà strada tra “The Elephant Man” di Lynch e il cinema morboso di Lars Von Trier, ma senza il rigore del primo e con tutta la gratuita, ricattatoria crudeltà del secondo. Il regista tunisino non si ferma davanti a nulla, impone allo spettatore la stessa prospettiva del pubblico che pagava per vedere la Venere Nera, e lo manipola con ogni mezzo per suscitare pietà, commozione, nausea e condanna. Alcune sequenze sono eccellenti (lo show nel salotto aristocratico, il finale raggelante) ma Kechiche non ha il dono della sintesi e costruisce il suo film per macrosequenze ripetitive ed estenuanti che diluiscono la potenza devastante del messaggio. Premio in vista per l’attrice Yahima Torres?

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