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Viaggio verso la Bosnia ed il suo passato

La regista Laura Angiulli ci guida in un viaggio “Verso Est”. Un est poco distante eppure lontanissimo da noi, dove violenza e crudeltà hanno lasciato un segno indelebile. Al centro del lungometraggio vi è la Bosnia, la cui storia recente è rievocata in una serie di suggestioni in cui presente e passato si sovrappongono.

Il racconto per immagini si sviluppa attorno ai tre luoghi simbolo del conflitto: Sarajevo, Mostar e Srebrenica. La capitale bosniaca, il cui nome resta associato al più lungo assedio della storia bellica moderna, inaugura il percorso: restano negli occhi le spettacolari immagini delle fiamme che avvolgono la Biblioteca nazionale, nelle quali sembra che sia l’edificio stesso a parlarci di un trauma che nemmeno la ricostruzione può cancellare. Così come non si dimenticano i frammenti del Ponte di Mostar che precipitano nella Neretva sotto le cannonate croate.

Quello che vediamo non è più lo Stari Most voluto da Solimano il Magnifico nel XVI secolo, quello che Erri De Luca definisce “un’opera cordiale, fatta per congiungere“, ma il Ponte ricostruito per volontà della comunità internazionale. A coronamento di un’escalation emotiva, l’attenzione si sposta infine su Srebrenica. A parlare sono soprattutto i volti delle donne che hanno perso mariti e figli a causa di una pratica inumana nota con il nome di pulizia etnica. Sulla scena irrompe un’unica protagonista: la morte, evidente nelle immagini delle fosse comuni, attuale negli occhi e nei gesti delle donne di Srebrenica.

Il compito di trasmettere un carico emotivo tanto pesante è affidato, in particolare, a Hatidza Mehmedovi?, che nel massacro del 1995 ha perso i due figli, il marito, i fratelli e il padre.
Drammaticamente commovente il finale, con i bambini che cantano un’amara canzone della felicità mentre uno di loro scoppia in lacrime. Si chiude così un documentario che ha il suo principale punto di forza nella capacità evocativa delle immagini, che suscita emozioni ma non racconta, e che risulta quindi piuttosto arduo da comprendere per chi non possiede un’adeguata conoscenza delle vicende balcaniche.

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