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  • Verso L’Eden

    Diretto da Constantin Costa Gavras

    Data di uscita: 06-03-2009

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Storia di un ragazzo e di tanti, tanti vestiti

Il filo rosso che lega “Verso l’Eden”, ultima opera di Constantin Costa-Gavras, si potrebbe riassumere in un vestito – o meglio, nei tantissimi abiti che Elias, giovane emigrato in cerca di un’Europa da sogno, è costretto a indossare nel corso della sua non lunga ma intensa e a tratti dolorosa Odissea.

Tutto comincia a bordo di una carretta del mare che, nell’Egeo, viene fermata dalla polizia portuale. Elias, il bello e qui anche molto bravo Riccardo Scamarcio, si getta in acqua e, usando le luci della costa come faro, raggiunge la terraferma.
Lo ritroviamo, seminudo, mentre dorme sulla spiaggia. Una spiaggia che, come si accorgerà prestissimo, è frequentata dai clienti nudisti del villaggio vacanze Eden. Per passare inosservato attraverso questo paradiso, Elias si spoglia, compiendo il primo, simbolico, gesto del suo viaggio. Gesto da cui però partirà la dolorosa spirale delle vestizioni, in un viaggio di formazione volto non a ri-trovare una casa, come Odisseo, quanto più a crearsene una nuova. Elias si traveste prima di tutto da fattorino, dunque da borghese, è costretto a sembrare un emigrato, e ancora viene aiutato a vestirsi da uomo perbene per raggiungere, inosservato, gli Champs-Èlysées.

L’abito, dunque, è essenziale per leggere al meglio un’opera sicuramente matura, che affronta con sensibilità e leggerezza un tema che riguarda tutti noi, cittadini europei, specie in un momento in cui un po’ dappertutto – ma soprattutto in Italia –si sta spingendo il piede sul tema della sicurezza, con minacciose derive xenofobe e liberticide.
Come ci si guarda l’un l’altro? ci chiede continuamente il film. E se per un emigrato attraente e piacevole come Elias, c’è sempre lo sguardo – a volte umiliante – del desiderio, è chiaro che per l’intera categoria emigrati la prospettiva dell’Europa, di questi tempi, non sia per nulla favorevole.

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