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La memoria degli anni di piombo

Ludovico Bruschi, un professore universitario comunista, prende in affidamento la nipotina a causa della separazione del figlio Oliviero con la compagna Stella. Il vero nome della bambina è Mescalina, ma è chiamata Papere, al plurale perché crede di avere una doppia personalità.

Nella sua casa ai Parioli, dove vive con la domestica Elvira, l’anziano instaura un rapporto di dolcezza e stabilità con la bambina, le insegna l’arte della musica e della botanica, e prima di andare a letto le racconta di Gramsci. La madre Stella, una giovane ribelle, torna per prendersi la figlia, ma il nonno non è d’accordo e ospita anche lei nella sua casa.
Comincia così un rapporto difficile tra suocero e nuora ma costruttivo per entrambi.

L’Archibugi con il suo secondo film torna a sorprenderci, e dopo “Mignon È Partita” continua ad analizzare i ricordi di anni passati. Qui sceglie la fine degli anni ’70, mette in scena un forte scontro generazionale e guarda in faccia le difficoltà di diverse età.
Passa attraverso la politica lievemente, in modo non approfondito, la sfiora invece, penetra nella psicologia dei personaggi. Nella parte iniziale troviamo il concatenarsi di amore e ricerca da parte del nonno e della bambina ma con la comparsa di Stella nella storia avviene un grande sconvolgimento, cadono le certezze dell’anziano e iniziano anche le domande nella testa della nipote.

OneLouder

Marcello Mastroianni è perfetto invecchiato e nei panni del nonno severo, ma duro fino a che punto?Cc’è un suo monologo all’interno del film che sa far riflettere, parole sazie di significato che arrotondano le linee rigide del Professore Bruschi. Vengono lette dalla voce del nonno, quella voce che quasi tutti noi abbiamo ascoltato nell’infanzia e che ci riporta magicamente in un mondo fatto di piccole cose.

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