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Psyco è vestito per uccidere

Docce vaporose, rasoi affilati e parrucche bionde: in diretta dal periodo più estroso e poliedrico di De Palma ecco a voi “Vestito Per Uccidere” (Dressed To Kill), antologia – da egli scritta e diretta – di quel torbido e intrigante erotismo rigorosamente Psyco-inspired.

Billy, in cura dal dottor Robert Elliott (Michael Caine), è un uomo in profonda crisi di identità sessuale. Intenzionato ad effettuare una radicale chirurgia per cambiare sesso, si scontra col parere negativo di Elliot e decide pertanto di cambiare medico. Divorato dalla frustrazione e logorato da quel rifiuto, Billy minaccia a più riprese Elliot che, del tutto impotente, non può far altro che assistere alla scia di sangue che il suo ex-paziente lascia dietro di sé.
Oltre alla polizia saranno sulle tracce del killer anche il giovane Ted – interpretato da Keith Gordon che in questo film sembra un po’ l’Harry Potter dell’elettronica -, figlio di una vittima e Liz (Nancy Allen), unica testimone di quell’omicidio.

Molti e preziosi sono gli ingranaggi che compongono questa fatica depalmiana. Un montaggio pulito e sempre elegante scandisce un trama solida e a tratti imprevedibile.
In questo senso è incredibile come il regista riesca a spiazzare lo spettatore cambiando spesso il punto di vista (e pertanto il significato) delle scene.
Altro punto di forza sono senz’altro i personaggi, dettagliati nella psicologia e sostenuti da un cast di tutto rispetto tra cui svetta senz’altro Michael Caine.

Efficace anche la colonna sonora scritta dal nostrano Pino Donaggio, celebre cantautore e autore di colonne sonore, già collaboratore del regista in “Doppia Personalità” (“Body Double”) e “Carrie – Lo Sguardo di Satana” – sulle orme, in quel caso, di un altro grande: Bernard Herrman.

Nell’insieme è un film godibile e ben fatto e, nonostante il finale un po’ frettoloso, resta un’ottima esplorazione nei meandri dell’erotismo e della sessualità.
Dalle iniziali dinamiche di coppia fino alla coscienza della propria sessualità e dei relativi meccanismi senza mai cadere in considerazioni banali o politicamente scorrette.
Un De Palma più tecnico e meno sperimentale che mostra di saper fare bene i conti, soprattutto quando la penna del soggetto ce l’ha in mano lui.

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