Home > Recensioni > Vinyan

Una storia agghiacciante

Il regista Fabrice Du Welz ha presentato a Venezia un audace progetto originale: “Vinyan” è un film che si fa amare o odiare. La pellicola racconta la storia di una coppia che ha perduto suo figlio durante lo Tsunami del 2005. La madre del bambino (Emmanuelle Béart) crede di riconoscerlo nelle immagini di un film girato nella regione dove è sparito. I genitori partono dunque alla sua ricerca, malgrado manchi nel padre la volontà di riconoscere che il figlio sia ancora in vita.

Fin dall’inizio del film, gli attori principali (Emmanuelle Béart et Rufus Sewell) ci mettono anima e cuore per offrirci un’interpretazione diversa dall’ordinario, ed è facile affezionarsi a loro. I luoghi dove è stato girato il film, poi, sono meravigliosi, e l’intensità viene rafforzata con efficacia dalla colonna sonora, oltre che da una fotografia è impeccabile. Fattori decisivi, perché l’ambiente sonoro e quello visivo sono due elementi molto importanti, si evolvono con il cambiamento dei luoghi e delle emozioni in tutto l’arco del film. La follia e la stanchezza, per esempio, sono rappresentati attraverso i movimenti di macchina, con un focus impreciso e inquadrature inusuali, inquietanti, con la musica che si sviluppa attorno a suoni forti, stridenti e caotici.

Nella maggior parte dei casi, queste soluzioni colpiscono nel segno, e anche se alcune scene possono sembrare inutilmente lunghe, in realtà aiutano i protagonisti a riflettere sulla propria situazione, specie con l’avvicinarsi del film alle sue fasi conclusive. Non mancano poi scene più crude, di violenza o nudo, che, pur sembrando a volte fuori posto, finiscono per essere sono ben integrate all’interno del film, aumentandone l’intensità. Fabrice Du Welz, con questa sua ultima opera, irregolare e toccante al tempo stesso, dimostra insomma di essere un regista di grande talento.

Scroll To Top