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Medioman alla riscossa!

Nell’universo bozzettiano esistono due differenti versioni del Superuomo: da un lato c’è l’eroe forzuto, invincibile e indistruttibile, bello come un dio e buono come un santo, plasmato dalla tradizione fumettistica americana, dall’altro c’è il classico Medioman nostrano, un uomo che è in sé la somma di tutti i difetti e i complessi del tipo medio, ma che, proprio nella sua mediocrità, affronta la vita con più coraggio e audacia del primo.
Nascono così, dalla penna di Bruno Bozzetto, SuperVip e MiniVip, i due protagonisti del suo secondo lungometraggio “Vip, Mio Fratello Superuomo” del 1968.

In principio era MiniVip.
Bozzetto aveva infatti studiato l’intreccio del film intorno a questo Signor Rossi in calzamaglia, evidente parodia dell’ Uomo Mascherato.
La creazione del fratello SuperVip, voluta dai co-produttori americani, ha stravolto il progetto originale ma non ha fatto grandi danni, anzi ha messo ancor più in evidenza il confronto tra due culture estremamente diverse come quella americana e quella italiana, decretando la vittoria di quest’ultima.

Oltre a parodiare il genere fumettistico dei supereroi, con qualche strizzata d’occhio alle spy story alla 007, il film si propone anche come profonda e pungente critica sociale nei confronti di svariati miti della società moderna: la psichiatria, il capitalismo e il consumismo sfrenato.
Punto focale della denuncia di Bozzetto è il mondo pubblicitario, paradiso artificiale dell’uomo moderno.
L’idea è semplice e geniale: la persuasione degli slogan pubblicitari diventa la nuova arma del secolo, un mini missile per la precisione, in grado di annullare la volontà umana e di trasformare ogni individuo in una sorta di cane di Pavlov, che reagisce a comando.

Nonostante il tema adulto affrontato da Bozzetto, il film conserva inalterata la sua leggerezza e il suo intento parodistico e dissacrante, mantenendo un ritmo narrativo più sostenuto di “West And Soda” e offrendo una serie di personaggi e gag nuove e esilaranti.
Ultima nota di merito va alla strepitosa colonna sonora firmata da Franco Godi e cantata da Herbert Pagani.

OneLouder

Mi chiedo solo una cosa: ma Woody Allen lo sa?
Lo sa di avere un alter ego in cartoon, tra l’altro in versione mascherata alla Paperinik?!
Una copia perfetta, con gli stessi difetti fisici, le stesse paturnie, gli stessi complessi e la stessa graffiante ironia (e la voce di Lionello contribuisce all’illusione).
MiniVip è la rivincita dello sfigato, e per questo piace: perché nessuno di noi è un supereroe… anzi…
Insomma: il trionfo di Paperino su Topolino, per dirla in termini disneyani!
Peccato l’errore finale: se si vuole veramente ribaltare gli schemi, superare i conformismi, perché non accoppiare la bella col bruttino e il bello con la bruttina?!

Pro

Contro

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