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Il Vietnam secondo De Palma

Vietnam, anni ’60: il conflitto imperversa divorando vite e valori. Soldati resi folli da situazioni estreme e situazioni rese estreme dalla follia dei soldati.
Impossibile trovare nel delirio della guerra spiegazioni razionali, ancor meno giustizia.

Tratto da una vera storia di guerra firmata Daniel Lang, “Vittime Di Guerra” (“Casualties Of War”) è la storia di cinque soldati che, in un puro delirio paranoico, rapiscono una ragazza innocente dal proprio villaggio, convinti che quest’ultima collabori coi viet-cong.

Inutile nascondere che la vera ragione del gesto sia la perdita totale del proprio controllo a vantaggio dei peggiori istinti.
L’unico immune alla contagiosa barbarie è il soldato Eriksson (Michael J. Fox) che, disgustato dallo stupro e dall’uccisione della ragazza, cercherà vendetta affinché giustizia sia fatta.

Molti sono, in questo film, i punti in comune col successore “Redacted” (2007): il capovolgimento dei valori, la perdita del controllo e quindi di se stessi, la paranoia.
Nonostante i due film abbiano differenze storiche e narrative, resta l’impressione che “Vittime Di Guerra” sia lo scheletro del suo erede.

La forma della narrazione e la quantità (/complessità) dei temi trattati, avrebbero richiesto un lavoro maggiore sui personaggi che, nonostante l’ottima prova data da attori del calibro di Michael J. Fox e Sean Penn, ricalcano lo stereotipo più classico dei buoni contro i cattivi.

Il risultato è ovviamente svilente. Se da una parte il film invita a porsi delle domande, dall’altra non spinge a comprendere le risposte.

Anche tecnicamente De Palma non entusiasma, a parte qualche inquadratura in soggettiva, il resto passa del tutto nell’anonimato.
L’intensità di alcune scene lascia comunque al film un sapore insipido, a causa soprattutto di un ritmo piatto e tarato al metronomo.

Nonostante quanto detto, il film risulta godibile allo spettatore poco pretenzioso, per tutti gli altri c’è “Redacted”.

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