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Sei forte papà

Zdenek e Jan Sverak sono padre e figlio. Il primo è attore e sceneggiatore, nonché una figura prominente dello spettacolo nella Repubblica Ceca, mentre il secondo è regista. Il sodalizio artistico tra i due è stato tanto efficace e fruttuoso da averli portati alla vittoria di un premio Oscar e alla realizzazione di un film storico dal budget cospicuo; con “Vuoti A Rendere” hanno inoltre ottenuto il maggior incasso al botteghino mai registrato nel loro Paese.

Si tratta del terzo capitolo di una trilogia ideale sulle fasi della vita ed è dedicato (sorprendentemente) alla terza età. Josef (Zdenek Sverak) è un professore che ormai non trova più stimoli nel suo lavoro e che pertanto decide di ritirarsi. Non intende tuttavia rinunciare alla vita, e cerca di trovare un nuovo posto nel mondo: dapprima si cimenta come pony express, poi si fa assumere come addetto al ritiro dei vuoti in un supermercato. Tra gesti di altruismo piccoli e grandi, improbabili sogni erotici e candide meschinità traspaiono le tristezze di un’esistenza prossima al tramonto.

La propensione al tradimento di Josef, le sue insensibilità, la sua visione strumentale delle donne e i comportamenti che nell’ordinario non esiteremmo a definire “da vecchio porco” sono trattati con leggerezza e vivacità, nel nome della commedia. Nel film gli si perdona parecchio, e non è chiaro se ciò avvenga a causa della superficialità dei realizzatori o perché al personaggio vengano applicati metri di giudizio particolarmente favorevoli in quanto anziano e quindi “diverso”. Oppure, data la spiccata natura autobiografica del lavoro, ciò potrebbe plausibilmente derivare da un canonico, anestetizzante rapporto buonista tra un padre e un figlio cinematograficamente inseparabili.

Ma non tutto è da buttare: la sequenza della mongolfiera è efficace e divertente, e alcuni degli espedienti comici colpiscono nel segno; in molte occasioni, invece, non si sa se ridere, ridere amaro o guardarsi attorno per vedere se qualcuno sta ridendo. La distanza da “Kolya” è abissale: se nel capitolo precedente regnava una bizzarra credibilità e il contesto drammatico era sottilmente contrappuntato dalla commedia, in “Vuoti A Rendere” essa sembra utilizzata come un pratico tappeto sotto al quale nascondere ogni problema.

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