Home > Recensioni > War Horse

Lo Spielberg che sussurrava ai cavalli

A tre anni di distanza dal discutibile “Indiana Jones e il teschio di cristallo” e dopo la parentesi di animazione di Tintin, Steven Spielberg torna finalmente, e in grande stile, dietro la macchina da presa.
War Horse, tratto da un romanzo di Michael Morpurgo, ma soprattutto da uno spettacolo teatrale di successo mondiale, è una commovente storia di amicizia, di guerra e di speranza che narra l’insolita amicizia nata tra Albert e il suo cavallo Joey e della prima guerra mondiale che li separerà.
Il film è un viaggio che sa di Odissea e ci mostra come la speranza e il coraggio possano travalicare l’orrore della guerra, ma indaga anche il mistero del legame che l’uomo stabilisce con la natura

OneLouder

Spielberg torna ai fasti del suo grande cinema citando il se stesso di “Salvate il soldato Ryan” e “Schindler’s List” e quando Spielberg narra di sentimenti, si sa, non ce n’è per nessuno.
War Horse è un film molto commovente e decisamente imponente per l’impianto scenografico e di ricostruzione storica; un film che, come nella migliore tradizione di E.T. e Jurassic Park, ci fa tornare bambini, perché Spielberg sa fare anche questo.

Spielberg inoltre, non si sa come, sa far citare anche i cavalli, mentre in Italia a malapena ci si riesce con i cani.

Pro

Contro

Scroll To Top