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Bastano queste due dichiarazioni per intuire in che ginepraio sia finito Zack Snyder portando sul grande schermo “Watchmen”. Graphic novel di culto, adorata da chiunque l’abbia letta, viene corteggiata da Hollywood da venticinque anni. Ironico che il primo a imbastire un progetto coerente sia stato il regista di un film come “300″, volgarizzazione agli steroidi di un fumetto di Frank Miller.

Ironico perché scopriva ancora di più il fianco ai pregiudizi dei fanatici – in senso buono. Ironico anche perché, a conti fatti, Snyder non ha sbagliato tanto quanto si temeva.

Prima considerazione: “Watchmen” è la più fedele trasposizione da fumetto a film che si ricordi (con l’eccezione di un importante cambiamento sul finale). Anche l’atmosfera di decadenza pop del fumetto è ricreata con perizia da Snyder, che ha comunque l’incancellabile difetto di esagerare con la retorica. Molto di quello che nel fumetto appariva volutamente grottesco e quindi divertente nel film arriva a scadere nel patetico.
Momenti kitsch a parte, comunque, “Watchmen” è un film solido, soprattutto grazie a loro, gli ex-supereroi. Menzione di merito in particolare per Jackie Earle Haley AKA Rorschach e per l’invecchiatissima Carla Gugino AKA Silk Spectre I.

Dove stanno allora le magagne? Innanzitutto nell’eccessiva fedeltà al fumetto. Non fraintendete, lo sappiamo che non dovrebbe essere un male. Il problema è che nel caso di “Watchmen” il passaggio di medium spesso stride: discorso che vale per qualche dialogo e in generale per la prima metà del film, troppo didascalica e poco viva, in sostanza una mera successione di spiegazioni e flashback. Finché SPOILER!!!, “Watchmen” non assomiglia a un film quanto a una collezione di cortometraggi, peraltro montati male.

Il che porta alla seconda fregatura: Snyder non è un talento. Soprattutto nelle scene d’azione, “Watchmen” risulta ingessato, statico, quasi il regista avesse paura di metterci troppo del suo per non far imbufalire i fan. A questo aggiungiamo la scadente colonna sonora del fedelissimo Tyler Bates, ottimo nella scelta dei brani famosi d’accompagnamento, pessimo e retorico come compositore.

Quanto detto finora suona come una stroncatura, eppure non fatevi ingannare: “Watchmen” è un buon film, che paradossalmente lascia un po’ d’amaro in bocca perché non osa abbastanza; usciti dal cinema, l’impressione dominante è che le cose migliori siano merito della fonte d’ispirazione più che del film in sé.

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