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Quasi tutto quel che vorresti sapere su Anonymous

Il documentario di Brian Knappenberger è ben fatto, chiaro, lineare, e percorre tutte le tappe che hanno fatto di Anonymous ciò che oggi è. Si parte con The Cult of Dead Cow e soprattutto con /b/ su 4Chan. Si inizia come gruppo di prankster, che fa scherzi, prima su /b/, giochi che restano nel gruppo, e dove il gruppo sviluppa il suo linguaggio, poi attaccando il neonazista Hal Turner. Un attacco fatto per lo più di scherzi: telefonate (una specie di Ddos telefonico), abbonarlo a riviste, mandargli pizze a casa, sino a che non entra in gioco l’informatica: gli si forza la casella mail.

Poi si attacca Scientology, e la portata di Anonymous diventa evidente perché per la prima volta i componenti del gruppo scendono in strada, e sono davvero “over 9000!!”. Dopo la lotta con Scientology, con Ddos fatti on line (usando metodi antiquati come il Low Orbit Ion Cannon) e i consueti ordini di pizza, Anonymous scende in campo contro il governo tunisino e a favore dei rivoltosi egiziani durante la Primavera Araba, in particolare attraverso Telecomix, mirrorando siti e post su Twitter e fornendo ai dimostranti metodi su come connettersi comunque alla rete e piccoli manuali. Da Anonymous nasce (e muore) Lulzsec e scoppia lo scandalo socialbots con James M Titus, star di Anonymous che si scoprì essere un infiltrato.

OneLouder

Il film, che usa immagini di repertorio e interviste agli attivisti, è molto completo e parla anche della lotta di Anonymous a fianco di Wikileaks (Anonymous crede nella libertà di informazione e nella trasparenza). Il documentario è però di parte, presenta la sola versione di Anonymous e non spiega le ragioni di chi ritiene si tratti di un gruppo di criminali. Insomma, non ha tanto un fine giornalistico quanto di propaganda.

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