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Welcome… to the jungle of Calais

La sequenza più sconvolgente di “Welcome”, e assieme la più emblematica, è l’impresa impossibile del ragazzo curdo Bilal: attraversare a nuoto il canale della Manica per raggiungere le coste inglesi, dove si trova la ragazza che ama. Un tentativo estremo, disperato, fallimentare già in partenza, che ben simboleggia l’odissea, irta di marosi reali e metaforici, cui vanno incontro ogni giorno migliaia di uomini dimenticati, molti dei quali segnati da un destino di persecuzioni proprio come i curdi dell’Iraq.

“Welcome” – premiato al Festival di Berlino nella sezione Panorama e proiettato anche al Torino Film Festival - documenta una tragedia divenuta talmente quotidiana da renderci indifferenti. Non si tratta solo della cosiddetta “giungla” di Calais, perché il film di Philippe Lioret parla di una condizione disumanizzante ormai universale. E se il lucido j’accuse del regista è inequivocabilmente indirizzato alla politica di Sarkozy e nello specifico alla legge 622/1, lo spettatore italiano non faticherà a rintracciare parallelismi con il fosco scenario nostrano.

Non si tratta solo di semplice cronaca, nonostante l’opera di Lioret non possa prescindere da una minuziosa ricostruzione dell’emergenza sociale, né dall’ancoraggio a situazioni e ambienti reali. Il cuore di “Welcome” è nella straordinaria dimensione umana dei protagonisti: Bilal, disposto a solcare i mari per la sua amata, e Simon, vecchio e cinico istruttore di nuoto che pian piano lo adotterà quasi come un figlio. Grazie al sacrificio del ragazzo, Simon compirà un percorso di profonda crescita interiore, che lo riporterà alla vita.

OneLouder

In Francia il film ha totalizzato 10 milioni di euro di incasso. Praticamente impossibile che in Italia accada la stessa cosa, ma un piccolo tentativo lo si può fare, se non altro per sostenere la coraggiosa scelta di distribuzione intrapresa dalla Teodora Film.

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