Home > Recensioni > Le Streghe Son Tornate

Fantastico. Esaltante. Indimenticabile. Potrei continuare con gli aggettivi ma mi fermo qui per descrivere “Las Brujas de Zugarramurdi“, il nuovo film di Álex de la Iglesia presentato fuori concorso al Festival di Roma.

Una sfrenata fantasia visiva al servizio di una storia che al suo interno ne contiene almeno tre o quattro, un film che DEVE assolutamente essere goduto in sala, e il bellissimo megaschermo della sala Santa Cecilia qui all’Auditorium gli ha reso il servizio che meritava.

All’interno di una struttura da horror demenziale il regista spagnolo non si limita alla deformazione grottesca, come agli esordi, ma arriva a sfiorare il capolavoro (e sono due dopo il precedente e magnifico “Balada triste de trompeta“, arrivato in sala in Italia orribilmente mutilato da una censura qui stupida e ottusa come non mai), parlando di crisi economica e crisi della coppia moderna in maniera molto più profonda che in altre opere meno scanzonate e all’apparenza più “alte”.

Il cinema di genere che funziona è sempre una seduta psichiatrica della collettività, all’interno di strutture consolidate scava a fondo fino a far male molto di più proprio perché inserito in storie, all’apparenza, fantasiose.

Qui, ad una prima lettura (alla quale ci si può limitare divertendosi comunque come dei pazzi) siamo in un film di streghe, d’incantesimi, di mostri. E invece abbiamo degli spiantati obbligati a rapinare un “Compro oro” per sfangarla (un “Compro oro”, non una banca), a prendere una scatola piena di anelli, di fedi portate lì per bisogno di denaro. Queste fedi, cariche di sogni infranti e promesse mancate, rendono le streghe ancora più potenti. Cominciate a capire cosa intendevo? Cinema di genere che scava fino alla carne, che diverte, sorprende e fa anche chiudere gli occhi ai non appassionati dell’horror in più di un punto. Cosa si può chiedere di più?

S’inizia a ridere subito, quando tra le immagini di streghe che appaiono nei titoli di testa spuntano anche la Merkel e la Thatcher, e non si finisce più. Anche le interpretazioni sono di livello, su tutti una Carmen Maura strega matrona e madre iperprotettiva. Perché c’è anche questo in un film molto maschilista, ma solo all’apparenza, la difesa dall’amore, queste donne che decidono di elevare la depravazione a valore per proteggersi da anni di vessazioni machiste. Ci vorrebbe molto più spazio per chiudere le mille porte che “Las brujas” apre nella testa dello spettatore. Visto che il mio spazio finisce qui, vi consiglio solo di non farvelo scappare per nulla al mondo.

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Contro

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