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Con gli occhi di un uomo e il cuore di un lupo

Campione di incassi in patria, arriva in Italia il lungometraggio d’animazione “Wolf Children“, delicata fiaba – molto molto nipponica – che racconta la storia di due bambini-lupo, figli di una ragazza come tante e di un uomo-lupo, uno degli ultimi sopravvissuti in Giappone.

A narrare il tutto è Yuki, la primogenita, quella che nei primi anni di vita sembra la più “animalesca” tra i due e che di continuo si trasforma in un cucciolo di lupo pronto a distruggere qualsiasi cosa la circonda. La sua storia, che è poi anche quella del fratello, l’introverso Ame, parte dall’incontro dei suoi genitori, per passare ben presto alla prematura e tragica morte del padre e alla decisione, da parte di sua madre, di trasferirsi in montagna, lontano dalla civiltà, in un luogo dove poter crescere lei e suo fratello con la massima libertà.

Il film, successore a sette anni di distanza di “La ragazza che saltava nel tempo”, sarà in moltissime sale d’Italia solamente mercoledì 13 novembre, con la solita, collaudata, formula di Nexo Digital.

OneLouder

C’è una delicatezza tutta nipponica nel narrare fatti tanto assurdi, ed è la delicatezza data da quel rapporto – profondo quando ambiguo, se si pensa alla rete di centrali nucleari presenti sull’isola – che i giapponesi hanno con la natura, immenso tempio vivente della religione shintoista. Hosoda, infatti, non esagera mai nel patetismo, se non forse con un accompagnamento musicale a tratti molto forte. Diversissimo dal cinema di Miyazaki, che per noi occidentali è ormai sempre la prima pietra di paragone, ma ugualmente intenso, “Wolf Children” è film che forse ameranno più gli hotaku purosangue che il grande pubblico. Ma resta un gran film. Commovente nella sua struggente semplicità.

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