Home > Recensioni > Wolf Creek 2

Il primo “Wolf Creek” è rimasto nella memoria soprattutto per la violentissima scena dell’asportazione della spina dorsale ad una povera malcapitata.

L’esecutore di quella indicibile tortura, il cacciatore Mick Taylor, è ancora il protagonista di questo sequel passato alla Mostra di Venezia 2013 nell’unica proiezione notturna di tutta la manifestazione.

Che, come non molto spesso accade, si rivela immensamente superiore all’originale. Il cattivone Taylor qui assurge a creatura mitica, a incarnazione del male assoluto, diventa un signore degli inferi indistruttibile pur rimanendo il solito bifolco dalla battuta facile che avevamo imparato a conoscere.

Wolf Creek 2” è strutturato in blocchi narrativi, in episodi che rimangono legati tra loro da personaggi e continuità temporale, ma che variano molto per stile e modalità di racconto. I primi due malcapitati visitatori di Wolf Creek lasciano la scena quasi subito al vero protagonista, un ragazzo inglese colto e molto informato sulla storia e le abitudini australiane. Darà vita ad uno scontro con Taylor a tutto campo, che coinvolgerà una jeep e un camion, due anziani vecchietti e perfino un gruppo di pacifici canguri.

In questo sequel sono molte le sequenze memorabili, e non voglio davvero svelarvi altro perché molte sono delle sorprese tutte da gustare. La cattiveria del cacciatore trova stavolta una parvenza di motivazione: una vendetta contro i turisti che invadono la “sua” Australia, ragazzini a cui dovrebbe essere sbarrato l’accesso come accade per la fauna e la flora. Rovinano l’ecosistema.

La variante australiana del “redneck” americano è una figura prototipica che potrebbe causare una serie infinita di seguiti come per Jason e Michael Myers (e speriamo davvero non accada). Intanto godiamoci quest’horror mirabolante grondante d’idee e di citazioni (su tutte lo spielberghiano “Duel” nel lungo inseguimento). E occhio all’inferno finale, è davvero per stomaci forti.

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Contro

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