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Sì è il nuovo No

È bene precisare subito che, nonostante le aspettative provocate dal gustoso e alquanto solleticante soggetto, non ci troviamo di fronte a un potenziale film-culto. Perché questa premessa? Perché stiamo parlando del nuovo film con Jim Carrey, un elemento che da sempre dà il meglio di sé nella commedia surreale, e la cui presenza sta al centro di almeno due commedie di culto degli ultimi dieci anni.
Il protagonista di “Yes Man” entra a pieno titolo nella galleria dei personaggi cari a Jim-faccia-di-gomma-Carrey, uomini comuni la cui vita piatta e monotona un bel giorno viene rovesciata e messa alla prova da qualche strano avvenimento o scherzo del destino.

Probabilmente “Yes Man” non avrà il successo di “The Truman Show”, né tantomeno di “Se Mi Lasci Ti Cancello”. Anche se l’invito alla speculazione filosofica c’è tutto, e può stimolare la nostra curiosità. Immaginate di fare un voto per il quale siete obbligati a dire di sì a qualsiasi offerta, domanda o richiesta vi venga fatta a partire da questo istante. La domanda è: la vostra vita migliorerà o peggiorerà in seguito a questa decisione?

La vita di Carl Allen è un’interminabile e monocorde sequenza di no: no ai prestiti che gli vengono richiesti nella banca in cui lavora, no alle imbarazzanti e un po’ sceme richieste del capo, che sembra un compagno di banco sempre in vena di scherzi idioti, no perfino agli amici che lo invitano fuori il sabato sera. Ma un giorno, colto in un momento di debolezza, si lascia convincere a seguire il seminario del guru di una nuova filosofia, Yes is the new No: il no non va più di moda, dite sempre di sì e cominceranno a succedervi cose bellissime e mai immaginate prima.

Seguono avventure varie in giro per Los Angeles (e per il mondo, inevitabilmente), tutte lì per far passare la morale della favola. Eh sì perché, come in ogni favola che si rispetti, anche qui c’è una morale. Purtroppo, e immancabilmente, trattandosi della tipica commedia americana concepita soprattutto per far divertire e spaziare la mente dell’americano medio, ci viene spiegata per benino verso il finale. Al solito, potevamo arrivarci da soli, e con molta più soddisfazione.

Resta la comicità di alcune gag autenticamente divertenti, così come la riflessione che può spingere lo spettatore all’uscita dalla sala, a tentare di emulare, anche solo per un giorno, lo spirito che anima il protagonista. E perché no, in fin dei conti, in tempi cupi come questi, molto meglio ridere, anche se in modo un po’ blando, al cinema alle spalle dei vari guru del Sì, piuttosto che restare davanti alla tv a sentire alcuni politici nostrani che ci invitano all’ottimismo nonostante la crisi nera.

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