Home > Recensioni > Young Adam

Adamo è maledetto, la Scozia non è l’Eden

L’esordio sul lungometraggio di David MacKenzie è un prodotto completamente scozzese, dall’ambientazione nella Glasgow fluviale degli anni ’50, al cast guidato da Ewan McGregor e Tilda Swinton, passando per la colonna sonora ordita da David Byrne. La sceneggiatura è derivata da un romanzo di Alexander Trocchi, scrittore (ancora) scozzese della cosiddetta beat generation, che nel film viene ripreso dal personaggio del protagonista Joe, autore fallito che si infila nel tunnel degenerativo esplorato dalle immagini di “Young Adam”. Chi sia in questo caso il giovane Adamo se lo chiedono un po’ tutti, compreso il cast, di certo però il peccato originale viene rappresentato dall’ossessione sessuale da cui è affetto Joe.

Le scene erotiche rappresentano quindi il filo conduttore dell’intera vicenda, tanto da richiedere in Italia il bollino rosso per i minori di 18 anni. Si tratta di incontri crudi, realisti, come il cinema scozzese stesso. In questo caso, però, non sono i drammi sociali ad essere esplorati, bensì la psicologia di uno scrittore finito a lavorare su una chiatta e farsi chiunque gli capiti a tiro, novello Bukowski del nord britannico. Ma senza un briciolo di espressività.

Proprio questa è la grande assente, sulla scena creata da una fotografia curata, che insiste sul verde scozzese e sui colori sbiaditi che riflettono un cielo sempre grigio. I personaggi sono spenti, la narrazione poco intensa e gli eventi per nulla coinvolgenti. Le pretese di girare un raffinato film d’autore su di un soggetto di letteratura maudit fanno flop, finendo anch’esse sotto il pelo dell’acqua, dove il bel cigno non diventa altro che un paio di zampe scure che sguazzano e un cadavere che emerge. Riuscitissima metafora iniziale di questa cupi novanta minuti.

Non se la cavano granché meglio neanche gli extra della versione DVD. In questo caso ci liberiamo finalmente di un doppiaggio scadente per trovarci un “Backstage” silenzioso e una sezione “Interviste” che replica in buona parte il cuore dei contenuti speciali, quel “Making of” che quantomeno svela una manciata di retroscena interessanti per un film che non li valorizza affatto. I peccati di questo maledetto Adamo sono di ben poco interesse.

Scroll To Top