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Red Ronnie: E poi ci ritroveremo al Roxy Bar

Una lunga chiaccherata con Red Ronnie, nome d’arte di Gabriele Ansaloni, è proprio quello che ci serve, soprattutto di questi tempi. Il conduttore, giornalista ed esperto della musica ha riportato alla luce un programma che in realtà non era mai morto, e che ha regalato grandi emozioni a tutti gli appassionati di musica. Red ci racconta cos’è Roxy Bar, e cosa c’è di innovativo in Roxy Bar Tv. Poi, i suoi consigli…

Da dove nasce l’idea di riaprire Roxy Bar?
L’idea non è mai morta. Roxy Bar è entrato nella memoria collettiva perché è un luogo considerato un tempio della musica, non solo dagli italiani: tantissimi artisti stranieri hanno detto che è il più bel programma musicale nel quale siano mai stati, nel quale si siano esibiti. Purtroppo in Italia hanno svenduto tutto a Mtv e quindi non c’è più stata più la possibilità. Io ho provato a fare un dvd mensile a Roxy Bar per 4 anni, poi anche ad aprire un locale, ma non sono il tipo per farlo. Finalmente ho incontrato Gianni Armetta di “Streamit” e mi ha fatto capire la possibilità di quello che si poteva fare. Il sogno Roxy Bar non era possibile e per un motivo molto semplice: ci voleva un investimento. Questo investimento è stato possibile grazie a Golia che ha creduto in questo progetto. Abbiamo riaperto Roxy Bar dopo le prime dieci puntate che sono andate straordinariamente bene. Oggi questo spazio è ancora più rivoluzionario rispetto a una volta. Tanto per cominciare perché quando c’era il primo Roxy Bar, andavi in onda su Video Music, una rete aveva una copertura di quasi il 50% del territorio italiano. Oggi andiamo in onda nel 100% del territorio mondiale e siamo sulle piattaforme, sull’iPad, l’iPhone, smartphone e android. È qualcosa, quindi, di assolutamente unico e che offre delle opportunità incredibili. Una volta era solo un programma. Oggi è un programma televisivo che va in onda 24 ore su 24, nel quale io posso rimandare le vecchie scene andate in tv. Ma Roxy Bar tv non è solo Roxy Bar. È il programma quello più importante, ma ci sono anche altri programmi, ad esempio i reportage come quello con Jovanotti che è venuto qui, ed è stato 4 ore in diretta, abbiamo fatto 1.300.000 spettatori. Roxy Bar Tv è un progetto molto più complesso e molto più vivo di quello che possa sembrare.

Quali sono i motivi che hanno spinto verso la produzione di una web tv che offre contenuti continui?
È bellissimo perché puoi veramente lanciare delle campagne come quella di Chico Forti, puoi mettere in onda del repertorio. Un’altra caratteristica di Roxy Bar è che se vai sulla nostra web tv trovi “cerca sui programmi”. Digiti un artista che ti piace e vedi se è presente in un programma, tra i mille che sono stati caricati finora. Se c’è, clicchi e parti immediatamente. Puoi andare avanti e indietro con il tuo cursore, è come se fosse un video all’interno del tuo computer: te lo gestisci tu. E questo è pazzesco. Vuol dire che il mio sogno di condividere il mio archivio (io non amo molto tenere le cose per me), si sta realizzando. Mancano ancora i finanziamenti perché, a parte Golia, è difficile trovare sponsor e in Italia esistono i centri media che decidono dove investire. E questi stanno ancora ignorando internet. Il nostro Paese in questo è il fanalino di coda. Diciamo che per quanto riguarda internet, i paesi africani sono più avanti di noi. Sia come diffusione della banda larga, sia perché, si vocifera, che ci sia un politico che abbia interesse a tenere tutto bloccato perché ha interesse nelle televisioni. Con questo fatto qui, noi siamo rimasti notevolmente indietro con tutto.

Secondo lei la tv scopre ancora talenti o sono solo meteore? Cosa pensa dei talent show?
I talent show sono lo specchio di quello che è la società. Oggi gli amministratori di società importanti, di multinazionali non guardano più al futuro. Io mi domando sempre che conseguenze porterà quello che noi decidiamo di fare oggi per le generazioni future. Oggi ci si pone la domanda sull’immediato. Ovvero, cosa c’è di meglio di un ragazzino che esce da un talent show, che sei sicuro che vende un po’ di dischi? Dopo non sarà più nessuno, ma poco importa, arriva il nuovo! Facendo così, io sostengo sempre che i talent show fanno cambiare mestiere agli artisti giovani, sconosciuti, che potrebbero diventare Gino Paoli, Lucio Dalla, i Luigi Tenco del futuro. E questo perché nel talent sarebbero scartati. Io, in realtà, non sono abituato a criticare, ma do spazio ad artisti emergenti che fanno brani propri.

Secondo lei esiste ancora quella musica che si fa negli scantinati, nei garage, tra i sogni da ragazzi o si fa solo nei reality?
Oggi non è in crisi la creatività musicale. È in crisi la commercializzazione della musica, la condivisione della musica. I ragazzi che amano fare musica, però, ci sono sempre. Semplicemente non hanno spazi: le radio non li trasmettono. Non c’è spazio alla creatività dei ragazzi.

Tra i protagonisti della musica degli ultimi 10 anni quale le sarebbe piaciuto scoprire?
Alcuni ne ho scoperti. Ad esempio i Negramaro sono nati da un talent che ho fatto io. Erica Mou è uscita da un altro contest che ho fatto. Il mio ruolo non è scoprire, il mio ruolo è cercare di dare spazio, non è quello di fare il giudice. Dover dare dei voti mi farebbe stare male, preferisco sbattermi per trovare uno spazio dove tu ti possa esprimere, ovvero creare opportunità.

La musica negli anni ha sempre seguito il suo percorso con l’alternarsi delle tendenze, il ritorno di cose passate, la riscoperta di vecchi periodi, crede che questa voglia di seguire il passato nel campo musicale sia solo un fatto di nostalgia oppure che la musica di oggi non è più altezza del vecchio?
Nelle società dove si ha paura del futuro, ci si volta al passato. Si raccontano i vecchi tempi, si ascoltano le vecchie canzoni, i vecchi dischi. Io sono abituato ad andare avanti, anche se uso le radici. Paradossalmente durante le dirette del “Banana Rossa” lunedì sera io metto dischi di vinile. Il cd è stato un aborto, un intermedio tra il disco e la musica liquida, quindi il file. Oggi si ritorna al vinile.

In lei la musica suscita ancora le stesse emozioni di una volta? Una bella canzone le provoca ancora le stesse emozioni, oppure il suo approccio alla musica è cambiato?
Sai, il mio più grande rammarico è non avere tempo di potermi mettere lì come una volta e dedicarlo all’ascolto della musica. Il mio ascolto è quando sono in radio, la notte. È quello il momento in cui me la godo. La notte non ricevo telefonate. È il momento in cui sto guidando e mi ascolto la musica. A volte mi capita di restare in macchina ad aspettare che una canzone finisca.

Negli anni ’80 e ’90 la musica oltre ad essere una forma d’arte era un mezzo per aggregare le persone, basta vedere il boom delle vendite di un disco e cosi via… Pensa che tuttora aggreghi come una volta, o la crisi dei valori, il web, i social network hanno ucciso un po’ tutto questo?
No, la musica ha ancora questa potere, ma le è stata tolta importanza. Secondo me scientificamente con un disegno. Non sono uno che cerca i complotti dappertutto. Però non è un mistero che la Cia abbia spiato artisti come i Beatles. Alcuni sostengono che la Cia sia responsabile dell’omicidio di John Lennon, perché dava fastidio. Non è un mistero che la musica abbia contribuito notevolmente alla fine della guerra in Vietnam, o all’apartheid in Sudafrica. Arrivati a un certo punto, si è deciso di disinnescare questa mina. Non è che i capi di Stato siano felici di dover ricevere il Bono Vox che gli va a rompere per il debito dei paesi africani. Così hanno tolto importanza alla musica. Come? Rendendola libera: la dai a tutti. Improvvisamente, tutti si sono potuti scaricare gratuitamente la musica e quindi ha perso la sua importanza. Quando avevo 5 mila lire a settimana, la paghetta, e un album costava 3mila e 500 lire, ne spendevo 170 in benzina per il motorino. Capisci che ne compravo uno alla settimana, e quando uscivo con i miei amici dicevo che non avevo fame perché non avevo soldi per comprarmi il panino. Quel disco per me diventava importantissimo. Se io avessi potuto entrare in un negozio e prendere tutti i dischi che volevo, al di là dell’euforia immediata, mi sarei ritrovato la casa invasa da dischi che non avrei ascoltato, perché non me li sarei “sudati”, non me li sarei scelti. Se la musica è gratis e non si fa nulla perché la gente non la scarichi, si toglie importanza agli artisti. Gli idoli musicali, all’improvviso, hanno perso il loro valore. Sono stati sostituiti, nel campo musicale da idoli abbastanza vuoti, vedi Lady Gaga. In campo generale da altri idoli ancora più vuoti, vedi Paris Hilton che è nota sola per aver aperto le gambe per far vedere che non aveva mutandine, scendendo dalla macchina. Idoli usciti dai talent, dal Grande Fratello e da altre trasmissioni simili, sono vuoti. Io vorrei ricordare che c’era un tal Pappalardo, che un periodo era ovunque. Dov’è Pappalardo oggi, è sparito? Era creato ad arte da questi talent che creano personaggi che durano due secondi. L’importante è che non siano pensanti. Un idolo pensante può spingere i suoi fan a pensare, e oggi non si può pensare… bisogna obbedire.

Negli anni ’80 e ’90 i testi e le parole raccontavano il vissuto, il quotidiano, ovvero la realtà così com’era, basta prendere Venditti, Vasco Rossi, e poi gli 883 diciamo che raccontavano il mondo in maniera netta senza avvalersi di infinite metafore. Ora invece nei testi traspare un maggior astrattismo, persino in quegli più semplici. A cosa è dovuto questo, alla voglia di non raccontarsi ma nascondersi?
Sai, ci sono degli artisti che continuano a raccontar se stessi. Canzoni che sono ancora molto belle. Per esempio il testo scritto da Nesli per Emma Marrone è fantastico. Mi piace molto. Purtroppo la musica non incide più socialmente. I cantanti hanno smesso di occuparsi di fatti sociali. Lo vedo su Twitter: siamo in due che facciamo dei tweet pensanti, io e Fiorella Mannoia. Non ne vedi altri, che scelgono di prendere posizione Pro-Stamina, che scelgono di prendere posizione contro questo mondo politico che ci sta prendendo in giro. In questa ricerca immediata del senso globale si ha paura di esprimere opinioni. Qui a Roxy Bar ho ospitato il papà di Sofia, che mi ha raccontato che Sofia sta meglio. Quando un padre ti dice che sua figlia sta bene non ci sono interessi economici. È semplicemente un papà che è felice, e contemporaneamente sento in un telegiornale sento che un ragazzo è stato ucciso da un vaccino fatto mentre era militare, mi chiedo: ma se ci fosse un morto con il Metodo Stamina, ci sarebbero i titoli di testa nei telegiornali? È chiaro che, nel sostenere questa cosa, trovi quelli che magari stanno studiando medicina e quindi sono uniti alla logica della farmacologia, che ti aggrediscono. Non seguono il programma che tu fai perché non gli vai a genio. Ma sono scelte che devi fare. Hai il dovere di raccontare la verità, se ti viene data l’opportunità. Credo che la fama serva solo a questo.

Sulla base della sua esperienza nel campo della musica, secondo lei una canzone nasce dalla nostalgia o dalla voglia di guardare avanti verso il domani?
La canzone nasce quando viene creata. E una canzone solitamente viene creata nella sofferenza. Ricordati che nella vita non c’è nulla di bello che non nasca dalla sofferenza. La stessa vita umana. Tu sei nata dalla sofferenza di tua madre, nel parto. Quando avrai un bambino soffrirai, ma sarà una cosa meravigliosa. Quando stai bene, sei al mare, sulla spiaggia, magari con il tuo fidanzato accanto, non ti viene certo voglia di scrivere una canzone. È quando soffri, quando magari il tuo ragazzo ti ha tradito, ti ha lasciato, ti trovi sola, muore un familiare. In quel momento tu scrivi una canzone. Ci sono anche canzoni che nascono da fatti belli, solitamente quando nasce una vita. Le canzoni nascono dalle emozioni: più è forte un’emozione, più nasce una canzone. La serenità, e una vita bella, però, non ti spinge a scrivere le canzoni.

Nella musica, tutto è stato già detto o ancora qualcosa si può inventare?
Nella tecnologia tutto è stato detto? No. Nella vita tutto è stato già detto? No. Si va sempre avanti, e così è nella musica. È incredibile come da sette note nascano sempre cose nuove, cose diverse. Non dimenticare mai che la musica è il vettore di emozioni più importanti che abbiamo. La musica, il suono, l’armonia. Dicono che l’universo abbia tutto un suo suono. La musica è qualcosa di magico. È un vero dono di Dio. Per questo è importante approcciarsi la musica con rispetto, quasi quando vai in Chiesa. Non bistrattarla, saltando da un pezzo all’altro. Ascoltala, dedicati alla musica. Fai che sia parte della tua giornata.

 

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