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Un gala di star

Un buon cast fa un buon film? A volte sì, a volte no; intanto i Red Sparowes mettono in scena esattamente il tipo di spettacolo che ci si aspettava dai nomi importanti in locandina: Bryant Clifford Meyer e Jeff Caxide (Isis), Josh Graham (Neurosis), Greg Burn (Halifax Pier) e Dana Berkowitz (The Cignal). Il genere è post rock / post-core, se gli Isis ci erano andati vicini senza volerlo del tutto fare su “Panopticon”, i Red Sparowes indossano spudoratamente le vesti dei Mogwai, quelli di “Happy Songs For Happy People”, pompando il tutto con la matrice core, dando una forma canzone più concreta ed una spanna di distorsori in più. Una sorta di Explosions In The Sky inettati di adrenalina con lo sconforto da ambientazione post nucleare. La sceneggiatura potrebbe parlare tanto della fine del mondo quanto di una solitaria città all’imbrunire, e sarà anche per passeri e tralicci, ma non se ne vanno dalla testa le immagini del video di “Stones From The Sky” da “A Sun That Never Sets “(un’opera visiva creata per l’appunto da Josh Graham). “At The Soundless Dawn” è meno intenso della traccia citata, a volte soffice, a volte discreto, a tratti sereno e quasi rilassato, di ampio respiro; un paeseaggio da sogno messo in musica che resta però tangibile, concreto, mai effimero o dispersivo. Una sciorinata di esplorazioni strumentali fatte con sapienza e senso pratico, che esaltano la ricchezza armonica degli strumenti ed il gioco di interazione – stratificazione tra una mareggiata sonica e l’altra. Red Sparowes fanno il disco che ci si aspettava in questo momento dalla scena e che ci si aspettava proprio da loro, un debutto solido che non stupisce con particolari sorprese ma convince comunque, celebrando il matrimonio annunciato (e atteso) tra post-core e post rock.

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