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Refilla: Due, il disco d’esordio brano per brano

 

Siamo nell’era della totale contaminazione. Ed è così che i Refilla, da una Milano di provincia, guardano alla città lombarda come simbolo di internazionalità e futuro. Il loro pop diviene elettronicamente berliniano e per tratti si mescolano sfumature di Rap e qualche pillola grunge per rendere alternativo il rock che di base conduce i giochi. Un bel disco che si presenta pubblicato solo su Penna USB. Si intitola “Due” e noi ve lo facciamo raccontare dalla loro voce nel nostro consueto track by track.

Refilla, “Due” brano per brano

Era Meglio Prima

“Non è rock, nonostante le chitarre. Non è rap, nonostante i versi stretti e ritmati. Non è ‘indie’ nonostante la tematica. Non è pop, nonostante le melodie del ritornello. Vuole essere semplicemente qualcosa di diverso, senza una definizione di genere o di merito. È un pezzo che non può far altro che essere semplicemente se stesso”.

Revolver

“Revolver è il racconto della lotta contro se stessi: la sintesi degli opposti che si riducono, combattendo l’uno contro l’altro. Revolver è una canzone ma è anche una macchina del tempo. Ti può portare avanti, o indietro. Ti fa viaggiare nel modo in cui viaggia un bambino su di una giostra a cavalli”.

Inadeguato

“La sensazione liberatoria di guardarsi allo specchio senza ipocrisie, senza alibi. Guardarsi dentro e ammettere a se stessi di non essere quello che pensavamo che saremmo diventati. Accettarsi e accettare che la vita si impara solo dopo esserci passati in mezzo, e non è possibile passarci in mezzo senza perdersi qualche pezzo per strada. Beata ingenuità”.

Mai Stato Così Bene

“Chi ha studiato economia ha dimestichezza con il concetto di utilità marginale. All’aumentare del consumo di un bene, l’utilità marginale di quel bene diminuisce. Il primo bicchiere d’acqua è quello che ti disseta di più. E’ il paradosso del privilegio, il dramma dell’occidente, che è incapace di percepire sé stesso come parte di un élite di assoluto privilegio. Mentre milioni di persone cercano di stare a galla (letteralmente) noi siamo sulla punta della piramide di Maslow a comperare a rate piccole illusioni di social status. Siamo i sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona, diceva Tayler Durden, e non siamo mai stati così bene.”

La Parte Peggiore Di Me

“Quando il capitano Benjamin L. Willard  in Apocalypse now, approda alla colonia francese lungo il fiume, la vedova Roxanne Serraut-De Marais gli dice “lei ha due uomini dentro di sé, capitano, uno che uccide, e uno che ama”. Il manicheismo che permea tutto l’album in questo brano trova la sua espressione più completa. Da quale parte bisogna farsi guidare? Da quella che uccide o da quella che ama?”

Nella Media

“’Lei non ha capito niente perché è un uomo medio diceva Pier Paolo Pasolini. Eppure la media è in maggioranza, la media decide per tutti noi, la media è democratica. In medio stat virtus. O forse no?”

Vita Da Spalla

“La perfetta antitesi del detto ‘l’importante è partecipare’. Meglio un giorno da “cattivo” che cento da “aiutante dell’eroe protagonista”. Se quello che ti resta, alla fine, è il semplice ruolo di comparsa, la scelta migliore non può essere che evitare di far parte della storia”.

Giocati Dal Caso

“Di come l’imprevedibile e l’improbabile governino la vita. Di come il tentativo di programmare, guidare, “inscatolare” la vita sia semplice tempo perso. Ogni azione, ogni gesto che segna il tracciato della nostra vita sono guidate dalla causalità. Il concetto di “scelta cognitiva” è semplice anestesia. La strada, alla fine dei conti, la conosci solo se ti volti indietro”.

Vita In Viaggio

“Una, dieci, cento vite. Una dopo l’altra. In India lo chiamano Samsara. La ricerca del centro di se stessi in una continua passerella di scelte ed errori. Zaino in spalla, il punto non è la destinazione, ma il viaggio. Ma cosa succede se la destinazione sei tu?”

Partire A Settembre

“Partire a settembre è una canzone che è nata dall’esigenza di raccontare una sensazione. La sensazione del distacco. Non tutti i distacchi sono necessariamente sofferti, i distacchi possono essere anche liberatori. Come quando finalmente riesci a liberarti del ricordo della tua ex. Perché a volte le cose per averle bisogna prima lasciarle andare”.

Failure Blvd

“La canzone che chiude concettualmente l’album. Un pezzo cinico, amaro, disilluso. Non ci sono spazi per la volontà nello svolgersi degli eventi, le cose accadono perché devono accadere. Non resta che contare gli errori, abbandonati e dispersi negli angoli della realtà. Non resta che alzare gli occhi verso le stelle e chiedere al fato cosa abbia in serbo per noi”.

 

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