Home > Interviste > Regista per caso

Regista per caso

In apertura del film “20 Sigarette” viene proiettato “Come Un Soffio”, cortometraggio di Michela Cescon (attrice, tra gli altri, di “Primo Amore”), prodotto da Giovanni Veronesi con Valeria Golino e Alessio Boni.
“Come Un Soffio” parla di abbandono, di fantasmi, del vuoto lasciato dalla perdita di una persona cara e della sua accettazione. Incontriamo la regista Michela Cescon per capire come nasca questo progetto e come abbia vissuto il passaggio dietro la macchina da presa.

Michela, sei stata diretta dai maggiori registi italiani: Ozpeteck, Garrone, Giordana, Bellocchio, per citare solo alcuni. Come mai questa svolta? La regia è un sogno o una scommessa?
È una scommessa, non è venuta da me. Tre anni fa ero a Verona, a un festival chiamato “Schermi d’amore”, come giurata e il presidente della giuria era Giovanni Veronesi che non conoscevo. Dopo tre giorni insieme, parlando di cinema e confrontandoci su quello che vedevamo, lui mi ha detto: “Cescon scrivi che ti produco un corto”. Io lì per lì l’ho presa così, come una cosa detta tanto per dire, lui ha insistito e allora ho capito che era una cosa seria. C’ho messo tanto, tre anni, perché nel frattempo ho fatto altre cose.

Regista per caso quindi…

Esatto, ed è una cosa molto bella e molto rara, soprattutto da dire ai giovani. Sembra sempre che nessuno ti dia una possibilità e invece nella vita ogni tanto le occasioni possono arrivare.

Non nascendo da te deve essere stato strano il passaggio, come hai vissuto questo cambiamento?
Si, all’inizio è stato davvero strano, ma col senno di poi mi dico che Giovanni ha visto cose di me prima di me stessa.

Come nasce questo progetto?

Appena tornata a Roma ho capito che volevo chiamare a lavorare con me le persone che in questi anni mi avevano impressionato con il loro lavoro, proponendogli di partecipare a un corto, che significa costo zero, quindi lavoro per passione. Per prima ho chiamato Linda Ferri, scrittrice e sceneggiatrice tra gli altri de “La Stanza Del Figlio” e “Anche Libero Va Bene”. Lei era occupatissima, ma aveva questo testo teatrale che ha voluto regalarmi: l’idea mi è piaciuta da subito, chiaramente ho dovuto riadattare un’opera della durata di un’ora e mezza in sette minuti. Poi ho chiamato Valeria Golino, che non conoscevo. Ma avevo deciso da subito di voler lavorare con lei. E intendevo non esserci io, scelta anomala dato che spesso gli attori dirigono per crearsi un ruolo che non gli viene dato da altri, invece questo non mi interessava. Dopo Valeria è venuto Alessio Boni, che invece è mio amico, ma non potevano che stare insieme, data la loro somiglianza.

Quello dell’impossibilità di accettare la morte per chi rimane e, più in generale, quello dell’abbandono è un tema molto antico e molto trattato. Hai detto che il testo non nasce da te, ma lo ritieni un tema a te affine?

Si, il progetto poi è diventato molto personale, all’inizio c’è una dedica a due mie amiche che non ci sono più. Credo che, trattato con leggerezza e con un tocco di commedia, questo sia l’unico tema veramente interessante. Questa malinconia e nostalgia per qualcuno che non c’è più, o forse c’è e comunque ti piacerebbe ritrovare penso che sia un tema universale.

Tu personalmente come ti comporti con i fantasmi? Ci convivi o li lasci andare per poter ricostruire e ricominciare?
Un po’ ci convivo, ma quando comincio a sentire la loro presenza gli dico: “So che ci sei, ma lasciami stare”, cerco di non vederli troppo. Ovviamente i fantasmi ci sono sempre e mi piace che mi accompagnino, ma non voglio vederli troppo.

La prossima volta ti vedremo dietro o davanti la macchina da presa?

Continuo a stare davanti, ma questa esperienza da regista mi è piaciuta molto. Ora partecipo a un film di Cristina Comencini che stiamo girando sul monte Rosa, tratto da un suo libro che si chiama “L’ultima notte”. Quanto alla regia, a settembre ho un nuovo appuntamento con Linda Ferri, ci rincontriamo e vediamo cosa succede…

Scroll To Top