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  • Reino Ermitaño: Rituales Interiores

    Reino Ermitaño

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Niente di nuovo sul fronte sudamericano

La scena doom metal è curiosa. Sembra che l’oscurità, l’esoterismo e il baffo sabbathiano non abbiano confini geografici, ed è difficile pensare ad un altro genere musicale che comprenda così tanti gruppi provenienti da paesi buffi. Abbiamo gruppi doom cileni, brasiliani, turchi, addirittura peruviani, come questi Reino Ermitaño. Alte montagne, aria rarefatta, rovine inca: tutti interessanti ingredienti per condire qualche riff à-la-Iommi, un po’ di cantato stile Messiah Marcolin e, be’, le tipiche cose che si trovano nel tipico disco doom classico.

Cos’hanno dunque i Reino Ermitaño che li possa distinguere dalla pletora di tribute band dei Black Sabbath in incognito? Poco o nulla. Non il cantato femminile, ipnotico nel senso più deteriore del termine, non i suoni, né le canzoni. “Rituales Interiores” è un disco ben fatto, ben confezionato ma banale come una promessa elettorale. Non fatevi ingannare da promesse fasulle tipo “ci sono anche momenti più moderni che si rifanno a YOB ed Electric Wizard”, perché è tutto falso.

Solo per i più immarcescibili tra gli aficionados – forse nemmeno per loro.

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