Home > Recensioni > Relatos Salvajes

Che bello quando arriva la commedia nei grandi festival. Impazziamo tutti. Sono state abbattute tutte le barriere, i documentari a Venezia e a Roma erano in concorso insieme ai film di finzione, i thriller sono presenti da tempo, le commedie invece sono sempre poche e non vengono MAI premiate. Perfino lo splendido “Philomena” di Stephen Frears si è dovuto accontentare del premio alla migliore sceneggiatura al Lido lo scorso anno.

Una commedia a Cannes c’è, ed è riuscitissima.

L’ispirazione viene chiaramente dai “Mostri” di Dino Risi (che nel seguito diventò una regia a sei mani con Monicelli e Scola), quel cinema deliziosamente cattivo di cui, una volta, eravamo i maestri assoluti. E meno male che l’occhio lungo di Pedro Almodóvar ha adocchiato la sceneggiatura ha reperito i fondi per affidare a Damián Szifron, un onesto mestierante dalla carriera comunque dignitosa, questo “Relatos Salvajes“.

Tutti i migliori attori argentini hanno un ruolo nel film, anche piccolo, anche una comparsata: citiamo Rita Cortese, Nancy Dupláa, Dario Grandinetti e l’onnipresente Ricardo Darín, il Mastroianni delle pampas, capace di passare dai ruoli brillanti a quelli drammatici con totale padronanza del mestiere.

Un usuraio si ferma a mangiare proprio nel ristorante dove serve ai tavoli la figlia di una sua “vittima”. Uno scontro tra due macchine e due uomini nel bel mezzo della Cordigliera delle Ande, che prende lo spielberghiano “Duel” e lo rivolta come un calzino. Un matrimonio ebraico che prende risvolti surreali e inaspettati. Un aereo pieno di gente legata ad un musicista fallito che ora fa il pilota. Un modesto giardiniere si presta a fare da capro espiatorio al figlio di un ricco borghese che ha ucciso una donna ubriaco in macchina. E il migliore di tutti, un uomo vessato dalla burocrazia e dall’alienante stress metropolitano trova un modo per diventare finalmente un eroe agli occhi della sua famiglia.

Si ride, molto. Ma si mette anche alla berlina un Paese intero e le sue storture, i suoi funzionari corrotti, i suoi impiegati afasici e demotivati, la sua classe altoborghese completamente slegata dalla realtà. Il punto centrale è uno e uno solo: assumersi la responsabilità dei nostri gesti, a ogni svolta dell’esistenza. In caso contrario, se ne pagheranno le conseguenze. Mi ripeto, eravamo i maestri di questo tipo di cinema, questa era la commedia all’italiana. Oggi noi abbiamo gettato la spugna, e meno male che altre cinematografie sono pronte a raccoglierla. In un concorso di livello stellare, mi limito alla sufficienza come termine di paragone con gli altri avversari. Ma, in linea generale, aggiungete tranquillamente un voto in più.

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Contro

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