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Rem ed Editors per la seconda puntata del Neapolis

Per il secondo appuntamento del Carpisa Neapolis Festival si abbandona l’accogliente conca dell’arena Flegrea e si lascia il posto al palco nel bel mezzo dell’immensa area della Mostra d’Oltremare. Sa più di festival la nuova location, stand e aree verdi accompagnano il percorso fin sotto il palco che di qui a poco sarà molto, molto caldo.

La temperatura è delle più piacevoli nel capoluogo campano: l’immancabile sole del sud fa compagnia a quel gradevole venticello che tanto stupisce di questi tempi. Sono attesissimi i R.E.M., ma c’è chi all’ingresso giura di essere qui soltanto per gli EDITORS – d’altronde le date sold out in Europa non sono una novità per la band inglese. La sorpresa, invece, sarà quella che faranno i THESE NEW PURITANS presentandosi al pubblico di uno dei festival più attesi d’Italia.

Le danze si aprono proprio con il post punk del quartetto londinese che riscalda gli amplificatori con una buona mezz’ora d’anticipo rispetto alla scaletta della serata. Look austero e serioso, lo stesso che ha fatto breccia nel cuore di Dior Homme che non solo ha dedicato loro un’intera collezione, ma ha chiesto al gruppo lanciato dall’etichetta Angular di occuparsi delle musiche della sfilata. “Elvis” e “Numerology”, sono i brani che catturano l’attenzione. Qualcuno comincia a pensare che l’attesa possa diventare un incontro piacevole con un gruppo che da qui a poco saprà farsi spazio. Breve la performance che li lascia andar via con un grande applauso, meritatissimo.

La pausa tra il primo e il secondo gruppo è l’occasione per un giro tra gli stand e per notare che c’è chi arriva con tutta calma, come se la festa iniziasse solo all’ingresso di Michael Stipe.

Gli EDITORS non concedono molto tempo agli indugi, e arrivano stilosissimi e con tanto di occhiali da sole. Numerosi i fan che accolgono il gruppo voluto personalmente dai R.E.M. come band di supporto. New wave: questo il marchio con cui si presentano. Energici: così si dimostrano. Un Tom Smith – il leader – dal carisma minaccioso: bello, figo e l’arietta da stronzo, direbbero le giovanissime. Qui al Neapolis brani del primo “The Back Room” e dell’ultimo “An End Has A Start” si mescolano per dar vita a quel ritmo che li vede paragonati – e tanto somiglianti – ai newyorkesi Interpol.

Da “Munich” a “The Racing Rats” fino al recente “Push Your Head Towards The Air”, quello dei ragazzi di Birmingham è un excursus tra i loro singoli. C’è chi canta a squarciagola, chi si ferma attento ad ascoltarli. Un’accoglienza morbida, come accade per i desideri realizzati. Come accade a chi riesce a far parte di un festival così bene organizzato che vanta una freschezza poco nota all’ambiente partenopeo, ai ragazzi campani che sempre più spesso son costretti a viaggiare fino a Milano o alla più vicina Roma per applaudire al gruppo preferito.
Il Neapolis è un grande evento anche per questo, gli Editors sono un passo in avanti che il pubblico italiano fa verso quella scena inglese tanto prolifera. L’incontro, stasera, è dei migliori. Un grazie a Stipe ed al suo seguito che hanno reso possibile ciò. Un altro al pubblico che non lascia mancare l’entusiasmo per il più piacevole dei cocktail di musica live della stagione.

Sono passati pochi minuti dalle 21 e si attendono già i R.E.M. che non fanno spazientire nessuno, entrando in scena molto prima del previsto. Camicia, giacca e cravatta per il Michael più famoso – e più elegante – del rock statunitense. “Living Well Is The Best Revenge” apre la scaletta del concerto che presenterà il loro ultimo lavoro in studio “Accelerate”. Alle loro spalle degli schermi verticali moltiplicano le immagini di uno Stipe ballerino che ammicca e gioca col pubblico tra cappelli che volano e pose maliziose rivolte alla telecamera che si muove sul palco. “Houston” e “Supernatural Superserious” sono i brani più recenti che la folla già canta. “Drive”, bellissima, è ripescata dai vecchi successi e scandisce il suo tic-tac con le mani al cielo. “Electrolite”, “Wake Up Bomb”, “Losing My Religion”, “Imitation of Life” e “Bad Day” continuano il viaggio.
Tocca a “Man On The Moon” chiudere la serata in questa Napoli che Michael dice di avere nel cuore – e che gli ha regalato tanto buon cibo.

Si conclude troppo presto (sono appena le 23) un live che ha lasciato salutare al pubblico italiano un vero e proprio animale da palcoscenico, tra i più feroci. Quel fascinoso Stipe che guida un gruppo che raccoglie estimatori da oltre venti anni. Quell’esperienza che va letta di certo nelle esibizioni spettacolari, ma senza tralasciare quei posti occupati sotto al palco: genitori che accompagnano i figli e condividono una canzone, magari la preferita; giovani coppiette che si baciano dinanzi a chi è diventata coppia, magari proprio con quella canzone di sottofondo e magari due decenni fa.
Uno spettacolo che si fa storia, seppur contemporanea, seppur musicale, seppur per una sola sera.

Nessuna sorpresa, invece, per chi avrebbe voluto veder ricambiato quel piacere dell’improvvisa comparsa di Stipe durante l’esibizione del 2003 al Neapolis di Patti Smith, quando una coppola beige salì d’improvviso sul palco della poetessa del rock regalando ai presenti una chicca tutta da ricordare.
Ma questa è tutta un’altra storia…

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