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Renato Caruso e il suo omaggio a Pitagora: “La musica ha anche un lato scientifico” | Intervista

Ad oggi sono davvero pochi gli artisti che riescono ancora ad unire il rapporto millenario tra musica e matematica. Uno di questi è Renato Caruso, chitarrista e compositore calabrese. Oltre a coltivare le sua passione per lo strumento infatti, l’artista è docente di filosofia oltre che grande appassionato di matematica e informatica. Abbiamo intervistato il chitarrista in occasione del lancio del nuovo progetto discografico “Pitagora pensaci tu“: omaggio alla propria terra, Crotone, oltre che alla celebre scuola di pensiero.

Ciao Renato. Sei un musicista ma anche un filosofo e appassionato di matematica e informatica. Quattro aspetti che, come la storia della musica insegna, sono assolutamente collegati. C’è un trattato di filosofia della musica (o della filosofia della matematica per la musica) che ha particolarmente influenzato il tuo percorso artistico?

Trattati veri e propri non ce ne sono. Anche perché se parliamo di filosofia, ognuno ha il suo modo di pensare. Ci sono però  diversi libri come “Filosofia della musica” di Massimo Donà che ha spunti molto interessanti. Può sembrare strano ma la musica ha anche un lato scientifico e con i miei studi riesco ad accorgermene! C’è un video caricato sul mio canale youtube in cui parlo di alcuni libri che ho letto e approfondisco per argomento  Se parliamo invece di trattati per armonia allora lì alzo le mani. Ce ne sono tanti e molti difficili.

Il politico Giuseppe Mazzini, oltre lasciare alla storia il saggio “Filosofia della musica”, era letteralmente innamorato della sua chitarra tanto da non separarsene praticamente mai. Aspetto comune a tutti i chitarristi che entrano in una sorta di rapporto simbiotico con lo strumento. Se dovessi descrivere le sensazioni che provi mentre suoni in tre aggettivi, quali sceglieresti?

Amore, Passione, Odio.

Il tuo nuovo disco si chiama “Pitagora pensaci tu”. Come mai hai deciso di chiamare l’album in questo modo?

Per due motivi: per omaggiare la mia città, Crotone, Pitagora si trasferì a 40 anni in questa cittadina per poi fondare la scuola pitagorica e tante altre meraviglie; perché fu uno dei primi musicologi, colui che si interessò alla musica come scienza facendo numerose scoperte. Forse un po’ mi ritrovo in lui, avendo una formazione sia scientifica che musicale.

Nel tuo disco è presente la cover di Quando di Pino Daniele, cantante e soprattutto chitarrista eccellente che nella sua carriera ha collaborato con artisti del calibro di Pat Metheny e Chick Corea. Tra pochi giorni verrà ricordato con un grande concerto. Cosa rappresenta per te Pino Daniele? Dal punto di vista prettamente musicale in cosa secondo te era eccezionale?

Pino ci ha lasciato la musicalità di un vero napoletano, la poesia oltre tante altre belle cose. Chi suona la chitarra non può non imparare almeno un brano di Pino nella sua vita. La tecnica che aveva, lo stile, il cuore, è quasi impossibile anche solo elencare tutte le cose che Pino simboleggia. Lui ha rappresentato la forza di una rinascita della musica napoletana ad alto livello.

Le sfumature dell’album sono molto varie: si va dalla bossa nova alla musica classica, passando per melodie orientali e il blues. Ci sono degli album che hai ascoltato particolarmente durante la composizione dell’album?

Purtroppo ho un difetto, ascolto tutto, anche i grilli la sera!! Amo davvero tutta la musica, a volte nella bruttezza riesco a trovare la bellezza. Amo soprattutto le colonne sonore, poi Chopin, Daniele, le sigle dei cartoni animati, la musica napoletana, la bossanova, ecc. Ai vertici della mia classific però  c’è Sting. Non toccatemi Sting!

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