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Renzo Rubino: A Sanremo lasciando un graffio

Renzo Rubino, come sempre simpaticissimo, ci ha raccontato in un’intervista telefonica, come nascono le due canzoni che porterà a Sanremo 2014 e quanto si sente cambiato a distanza di un anno. Oggi, Renzo Rubino affronta le cose in maniera del tutto diversa, grazie alla musica.

Come sono nate e cosa vuoi raccontare alle persone con le due canzoni che canterai a Sanremo?
Sono due canzoni molto diverse tra di loro. “Ora” è uno schiaffo, che se viene colto, sono molto felice. È un guardarsi allo specchio, un chiedersi se si è soddisfatti della propria quotidianità. Molti di noi sono insoddisfatti, o capitano delle giornate “No”. Ad un certo punto ci si dovrebbe soffermare a capire quali sono le cose fondamentali e primarie per star bene. C’è una crisi di valori pazzesca ultimamente. “Ora” ti mette di fronte a uno specchio e ti sta dicendo “Bene, se adesso tu non sei felice, e non sei soddisfatto, cosa puoi fare per te stesso?”. Mentre “Per Sempre E Poi Basta” è l’ultimo bacio di una storia d’amore che non contiene malinconia, ma soltanto il fatto che prima o poi le cose finiscono, e rimangono solo i ricordi forti. È un canzone dal punto di vista orchestrale molto vicina a quella che era “Il Postino”, e parte da una faccenda personale perché è la prima volta in cui io mi sono ritrovato di fronte a un sentimento che non conoscevo. Mi son dovuto fare delle domande, mi sono dato delle risposte, e poi queste risposte si sono trasformate in canzone. È una canzone molto viscerale. È uno sfogo ogni volta che la canto.

Facciamo il gioco di “chi butti giù dalla torre”. Se dovessi scegliere con quale brano proseguire a Sanremo, sceglieresti “Ora” o “Per Sempre E Poi Basta”?
E qui se leggerai le altre interviste ti diranno: “Sono tutte e due come dei figli. È come dire butto giù mia madre o mia nonna?”. A parte gli scherzi, la verità è che sono due pezzi molto diversi. Uno ha più groove. E l’altro, invece, è più orchestrale. Sono due Renzi completamente diversi, e che in base alla scelta portano in due direzioni diverse. Il pubblico, forse, ha più bisogno di “Ora” come messaggio. “Per Sempre E Poi Basta”, però, è una delle canzoni più belle che io abbia mai scritto. Ogni volta che la canto, mi piace proprio tanto, mi sfogo, ed è una libidine.

Come ti senti a salire sul palco dell’Ariston tra i 14 Big? Cosa hai provato quando è stata fatta la tua nomination?
Ho iniziato ad urlare e sono andato a ordinare una macedonia perché dovevo mettere qualcosa nello stomaco. Una macedonia perché mi trovavo in treno e l’unica cosa commestibile in quel momento lì era quella. Ero estremamente felice della notizia, ed era stata una cosa inaspettata, e che mi ha reso fiero e felice. E la macedonia mi ha salvato.

Quanto ti senti cambiato rispetto alla tua scorsa partecipazione a Sanremo. Chi è Renzo Rubino oggi?
Sono molto più tranquillo, più sereno. Ho fatto tante esperienze in quest’ultimo anno. Ho conosciuto meglio il mestiere da professionista, e questa cosa mi ha aiutato tantissimo. Affronto tutto in maniera diversa, più pacata, e più giusta. Sono cresciuto anche nel modo di scrivere le canzoni, e sono molto più contento.

Chi senti più affine a te stesso musicalmente tra gli altri Big?
Vicino a me non saprei dirti. Perché non lo so, e non credo ci sia. Forse perché mi piace pensare che di Renzo Rubino ce ne sia soltanto uno. Detto questo, però, ci sono degli artisti che ammiro tantissimo, come Frankie hi-nrg, Sinigallia. Ma anche la stessa Arisa, che ha avuto una crescita incredibile. C’è anche la Ruggiero che, ricordo, qualche anno fa di avere aperto un suo concerto.

Hai qualche idea già sugli esordienti? Conosci o hai sentito cantare qualcuno di loro?
Si li conosco. Alcuni sono molto più grandi di me. Alcuni di loro hanno fatto altre cose, nel panorama artistico musicale nell’underground. Gente come Zibba, The Niro, ma lo stesso Graziani, si conoscevano già. Ho conosciuto anche Rocco Ante, e devo dire che mi è piaciuto. Non saprei per chi fare il tifo, non ho ascoltato nemmeno tutte le canzoni. Appena sarò lì ti dirò.

Che consiglio daresti ai partecipanti di Sanremo giovani?
Di non tradire mai la propria musica perché è l’unica cosa che paga nel tempo.

Hai delle aspettative e ti sei dato degli obiettivi da raggiungere sul palco dell’Ariston?
Vorrei soltanto lasciare un graffio. Un ricordo. E basta. Vorrei rimanere.. vorrei che la gente pensasse a Renzo Rubino per le sue canzoni, innanzitutto.

Il tuo album si intitola “Secondo Rubino”. Con questo cd vuoi dare il tuo punto di vista rispetto al mondo?
Rispetto a quello che mi succede. Sono tutte faccende che partono dal privato perché ho deciso di percorrere una strada diversa, fatta di salite, discese, curve, scalini. Ho deciso di vivere, con tutte le conseguenze del caso e questo percorso mi ha portato a trovare delle facce, delle storie che sono diventate canzoni. Devo dire che mi sono anche divertito parecchio, e mi diverto tantissimo così. “Secondo Rubino” è una mia visione delle cose, di quello che mi è successo.

Quanto ti sei divertito con Fiorello a prendere in giro il mondo dei media facendo credere di aver cantato in anteprima uno stralcio di una delle canzoni che presenterai a Sanremo?
Da 1 a 10, C. (ride). No, mi sono divertito davvero tanto. Rosario è un genio. È uno che veramente affronta le sue giornate e la sua vita con leggerezza. Era un mio idolo. Poi, condividere uno scherzo con lui è anche un altro piccolo sogno che si avvera. È un numero uno e ci siamo divertiti tantissimo. È stato uno scherzo che potevo fare soltanto con lui.

Hai definito Enzo Jannacci come “un amore a seconda vista”. A pochi mesi dalla sua scomparsa, che ricordi e quali insegnamenti ti ha lasciato?
Ma anche lui a non prendersi troppo sul serio perché tanto tutto prima o poi finisce. Quindi, quanto sia importante vivere ed avere un atteggiamento positivo e sorridente alla vita. Lui era uno, in assoluto, dei più unici per il modo di scrivere, per il modo di cantare, per il modo di dire le cose. Faceva parte di un’epoca che io non ho mai vissuto. È stato un amore a seconda vista perché l’ho conosciuto soltanto dopo. Anche lui adesso fa parte dei miei ascolti per il gusto di ascoltare.

Ti sei finto un pianista londinese Mister V; a 19 anni con la tua band avete fatto da spalla ad Albano in un concerto dedicato alla Madonna; a 20 anni hai venduto automobile e playstation per trasferirti a Ravenna. È stata la passione per la musica a farti fare quello che per molti può sembrare come pura follia?
Si diciamo che è giusto. Nel senso, non è che adesso consiglio a tutti di vendersi la macchina. Però voglio dire che esistono dei percorsi diversi per poter fare questo. Che non sono quelli standard. Ovvero, portare le proprie canzoni davanti a poche persone, o girare, suonare in piccoli posti. Ci sono altre strade. Io sono uno degli esponenti e porto in alto questa bandiera, e sono fiero di portarla. Ho attraversato tante peripezie pur di arrivare. E alla fine un pochettino ce l’ho fatta, ed è sempre una grande battaglia, ma sono fiero di esserci arrivato con le mie forze.

Adesso guardiamo oltre Sanremo. Hai già in programma un tour tutto tuo dove potrai condividere la tua musica con i tuoi fan? Certo, adesso ci sarà un tour come è stato lo scorso anno con “Poppins Tour”, ma questo sarà strutturato in maniera diversa. Ripartiremo da aprile: ci sarà una sessione primaverile, poi torneremo in estate. Successivamente, faremo un’ultima parte da novembre 2014 all’estero. Quindi, andremo anche all’estero.

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