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Renzo Rubino: Vi racconto il mio “pop”

[fotografia di fotoglamourstudio]

L’avevamo già incontrato al concerto del primo maggio ma l’abbiamo risentito con piacere così da farci raccontare le emozioni che sta provando nel corso del suo “Poppins tour” che prende il nome dal suo primo album “Poppins” e che è partito il 16 maggio. Il giovane cantautore pugliese Renzo Rubino ha partecipato a “Sanremo Giovani 2013″ con il singolo “Il Postino (amami uomo)”. Recentemente ha vinto “Wind Music Awards next generation”. Adesso lo attendiamo a Roma il prossimo 3 giugno.

Quanto c’è di te, della tua vita, nelle tue canzoni?
Tutto! Anche se non c’è qualcosa che fa parte essenzialmente di me, nelle mie canzoni sono riportate tutte le cose che mi accadono. Per essere raccontate, le storie, devono essere vere. Non riesco a raccontare qualcosa che non sia vero. C’è tanto Renzo nelle mie canzoni.

Come procede il tuo tour e quante emozioni ti sta regalando?
Sono molto contento del tour perché abbiamo messo su davvero uno spettacolo molto bello. Abbiamo curato ogni minimo particolare, dalle scelte musicali ai racconti. C’è una scenografia straordinaria che un po’ telecomando io dal pianoforte e un po’ il tecnico luci. È una macchina che si mette in moto e va avanti per un paio di ore. Sono molto contento perché penso che la musica debba stare per strada e questo mi diverte molto di più. Tra l’altro sono contento di farlo anche con i miei amici perché un modo anche per svagarsi, stare insieme. Le storie diventano dei megafoni, molto più di quanto non sia una registrazione su disco.

Insomma cos’è questo “Pop”? Com’è nata l’idea di questa canzone?
“Pop” è il risultato di una domanda che secondo me tanti artisti si sono chiesti. Io divido la mia vita in due periodi dal punto di vista artistico: quello rock and roll, che è quello dove si andava a suonare nei locali per far sentire la propria musica, l’altro periodo è quello che sto vivendo adesso, in cui mi viene permesso di fare musica in modo adeguato. Tempo fa un discografico decise di ascoltare le mie canzoni e mi disse “si le tue canzoni sono belle, però ci servirebbe qualcosa di più pop”. Io non capivo il significato della parola “pop”. Non avevo chiari riferimenti di pop e di cosa significasse precisamente.

Così, tornato a casa quella sera, dopo aver seguito le audizioni con questo discografico, la prima cosa a cui ho pensato è stata “ma che cazz è ‘sto pop?”. All’improvviso mi sono ritrovato già con le parole nella mia testa, senza aver bisogno di andare a cercarle. Erano mie, e non ho fatto altro che liberarmi. È stato come un raptus di follia e così ho iniziato a cantare tutte le canzoni che mi passavano per la testa. Un po’ come nel film “What Woman Want”. Hai presente quando lui si mette le calze da donna e tenta di diventarci cercando di comprendere come ci si possa sentire nei panni del gentil sesso? Io quella sera feci proprio così. Ho cercato di pensare pop e di cantare canzoni pop. Ho iniziato a cantare qualsiasi cosa mi passasse in quel momento per la testa. Ridevo e cantavo, e scrivevo. E così è nato “Pop”.

Nel testo della canzone “Il Postino”, tocchi il tema dell’amore omosessuale con molta delicatezza; per te ha più una rilevanza sociale o personale? Perché hai scelto di intitolarla così?
Devo dire la verità, io da un po’ incosciente credevo di aver cantato una canzone semplice, non pensavo potesse avere tutta questa rilevanza. Credevo che ormai fosse un tema superato, e io non ho fatto altro che raccontare una storia d’amore. Non è mai voluta essere una missione, né volevo fare il rivoluzionario con questa canzone. Semplicemente volevo raccontare di un compromesso straordinario che è quello di dover lasciare un lavoro, dover lasciare un paese dove abiti per trasferirti dall’altra parte e vivere la tua vita sentimentale nei confronti di un altro uomo, scegliendo di fare un altro mestiere per poter vivere, che è quello del postino. È quello che è successo a una persona a me vicina, e ho avvertito la necessità di raccontarla. Ho deciso di presentare questo pezzo a Sanremo perché mi sembrava il pezzo più bello e più giusto, e perché raccontava una storia. Io non sono mai stato per prendere il sei a scuola: o mi metti un bel voto, alto come un 10 o mi metti 3, in modo da poter raccontare tutte e due le situazioni. Il postino poteva essere questa canzone: poteva essere da 3, poteva essere da 10, ma alla fine è andata bene.
[PAGEBREAK] Il titolo “Poppins” hai detto che ha origine dalla valigia di Mary Poppins. Cosa pensi che ci sia di particolarmente magico nella tua vita?
Gli incontri sono qualcosa di assolutamente magico. Dall’incontro può nascere qualsiasi cosa. Quello con le persone che non conosci, con gli artisti, musicisti, con dei familiari che non vedevi da tempo. L’incontro è sempre scatenante ed è la cosa più magica che esista. Le persone ancora oggi sono la cosa più complessa e straordinaria. Il poter scoprire ogni volta stili di vita differenti e poterli raccontare è una cosa che mi affascina tantissimo.

Considerando che nella vita non si vive di “se” e di “ma”. Tu hai dichiarato in qualche intervista che in realtà avresti voluto fare l’attore. Ma se potessi tornare indietro faresti di nuovo il cantante o riproveresti per la carriera da attore?
Ti devo dire la verità. Sono felice così perché faccio entrambe le cose! Nei concerti dal vivo mi cimento anche con il teatro. Non avrei mai potuto fare musica se non avessi iniziato, facendo solo in un secondo momento teatro. Spero di poter portare avanti tutte e due le cose. Sono contento così, chissà magari in futuro nasceranno altre occasioni, o si apriranno altre porte. Mai dire mai.

Secondo te qual è l’ingrediente principale che dovrebbe possedere un cantante?
La curiosità. Se sei un autore serve curiosità, altrimenti non avresti alcun modo di andare a scavare e di scrivere. Poi, tanta determinazione in assoluto. Ci voglio “due spalle così”. E poi ti devi ricreare una squadra, una famiglia.

A cosa hai dovuto rinunciare per proseguire questo sogno?

Ho dovuto rinunciare a tante cose. Iniziando ad andar via dal mio paese per il momento. Per fare questo lavoro mi tocca comunque esser sempre in giro e rinunciare ad avere una casa. Anche il non rivedere più gli amici, la mia famiglia sono dei sacrifici che non si contano a fronte poi delle soddisfazioni che ti arrivano giorno dopo giorno.

Hai mai pensato di trattare nelle tue canzoni qualche tema legato ai problemi che interessano la tua regione natale, la Puglia?
Io racconto di cose che mi succedono. Non so se l’ho fatto. Sicuramente l’ho fatto. È ritrovabile nella mie canzoni. Non mi sono posto nei confronti della musica di dover scrivere di una canzone che parla di quel problemi lì. È sempre stata una cosa naturale e spontanea e credo che rimanga sempre così.

Ci chiedevamo se un giorno ti sentissi ispirato a un Caparezza come nella canzone “Vieni A Ballare In Puglia”, dove affronta i temi riguardanti il problema della tua regione.
Probabilmente lui aveva la necessità di raccontare questa cosa: il voler denunciare che effettivamente ci sono molte cose da cambiare. Lui poi è un messaggero, a me piace tantissimo. Secondo me lui è veramente forte. Evidentemente lui ha sentito sulle sue spalle il dovere di voler affrontare questi temi.

C’è un genere di musica che non utilizzeresti mai nelle tue canzoni?
No, non mi pongo mai limiti. Io sono amante della musica in generale. Per me se una cosa è bella lo è in tutte le forme. A me piace molto sperimentare.

Una canzone che cantavi sempre da piccolo o che ha accompagnato la tua vita, i tuoi momenti più belli?
La mia canzone in assoluto è “Cara” di Lucio Dalla.

Perché?
Non c’è un motivo preciso. Ogni volta che la canto, o l’ascolto, mi provoca il mal di stomaco, ma è un mal di stomaco piacevole.

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